È il profumo dei glicini in fiore che ti accoglie quando approdi a Marina Corta per iniziare un viaggio attraverso i sensi alla scoperta di un'isola vera, distante dalle vicende dell’ultimo vip in passerella, dai cicaleggi delle voci di turisti accecati dal luccichio della mondanità, ma soprattutto lontana dalla leggerezza del decadimento che ha stravolto molti luoghi magici.

Proprio sotto una cascata di glicine, a ridosso dei Giardini del Parco Augusto, si trova il laboratorio di profumi più esclusivo del mondo, Carthusia, che produce a mano, come facevano i monaci della Certosa di San Giacomo, essenze raffinate dai fiori più belli e delicati dell’isola.
C'è un odore nascosto, quasi impercettibile, misto di rosmarino, muschio, limone e gardenia che pervade le “dimore del mito, un'essenza pregnante di passioni, odi, delizie e disperazioni di chi abitò ed amò queste case e quest'isola”.

Dall'acqua, il vento e la terra molti artisti hanno tratto ispirazione per creare opere d'arte, pagine di memoria collegate all'armonia e alla potenza della natura. In quelle ville antiche sembrava perpetuarsi il mito dell'eterna giovinezza, che nonostante il vento della follia e del mutamento, faceva vivere una specie di lunga ed ininterrotta festa mascherata dove tutte le trasgressioni erano permesse: sessuali, politiche ed artistiche. Così ancor oggi “la terra dei naufraghi” offre i resti di quelle dimore diverse per cultura, nazionalità ed architettura, ma unite tutte dall'unico senso di libertà e confino che solo un'isola può dare.

Hanno scelto Capri come luogo dove vivere, tornare o morire spesso in solitudine scrittori quali Graham Greene (Il Rosario), Norman Douglas, Compton Mackenzie (Villa La Cetrella), Maksim Gorkij (Villa Blaesus), Madame Colette (Casa di Madame Colette), Edwin Cerio (Villa Ada e Palazzo Cerio), Curzio Malaparte (Villa Malaparte), Alberto Moravia, Raffaele La Capria, i musicisti Ottorino Respighi e Gracies Fields, i poeti Pablo Neruda (casetta di Arturo), Reiner Maria Rilke, Alexandre Dumas, ma anche il medico Axel Munthe (Villa San Michele) e il batteriologo tedesco Emil Von Behring (Villa Behring), il nobiluomo inglese William Parente (Villa Parente) e l'industriale tedesco Alfred Friedrich Krupp (grotta di Frà Felice), al quale è intitolata la via da lui costruita che dal Parco dei Giardini di Augusto conduce a Marina Piccola.

La dimora che forse racchiude in sé l'essenza di una vita sacrificata al genio, all'arte e alla trasgressione è Villa Lysis, costruita nel 1905 dal barone Jacques d'Adelsward Fersen, “sublime monumento dell'effimero e paganeggiante culto della vanità”.
Un sentiero in salita porta alla scalinata dell'ingresso sormontata dall'iscrizione Amori et dolori sacrum. Un gentile guardiano fa da padrone di casa, accompagnandoti da una stanza all'altra, dove sono tutt'ora visibili i decori e gli elementi architettonici fusi tra una cultura moderna e il gusto classico che prevale nettamente negli archi, nei tetti a cupola dell'esterno, nelle statue e nel tempietto del giardino. Il parco, oggi aggredito dall'edera e dagli arbusti incolti, ma ancora arroccato a strapiombo sul mare tra rupi scoscese e pini abbarbicati, testimoni di una natura crudele e tragica come la vita del giovane barone.

Alternando lunghi momenti di straziante solitudine a periodi di goliardia in compagnia del suo amato Nino Cesarino e di eccentrici intellettuali, il barone trovò la morte nella sala dell'oppio, tra le cui pareti sembra ancora bruciare la sua disperata esistenza insieme alla cocaina che lo uccise.
L'antico passato dei celebri ospiti e il presente del piacere raffinato si fondono nella saporita cucina caprese che offre da sempre una gastronomia mediterranea nei tanti ristoranti e trattorie che animano l'isola. La romantica bellezza di Capri e la naturale bontà dei piatti sembrano influenzarsi a vicenda, senza mai prevalere una sull'altra. Per iniziare un inno ai colori della patria, celebrati nel più tipico e semplice dei piatti: l'insalata caprese, i cui ingredienti (mozzarella di bufala, pomodoro e basilico) sono anche quelli della mitica pizza napoletana, la più famosa del mondo. È possibile gustare il tenero sapore della caciotta nei ravioli alla caprese, che lo stesso sindaco Cenio scelse nel 1922 per un’importante cena.

Il pesce, soprattutto la ricciola, rimane il piatto forte. Per conservare il sapore naturale del mare viene servito con semplice olio di oliva o verdure crude. Ha origini austriache, ma sapori mediterranei la torta caprese, fatta con cioccolato e mandorle, rinomata in tutto il golfo di Napoli. Impossibile chiudere il pasto senza il Limoncello di Capri, fatto da tempi antichissimi con la grinzosa pelle tagliata a fettine del limone “Femminello”.

Alla creazione con le mani ha dedicato tutta la vita Sergio Rubino, il più famoso dei ceramisti di Capri. Non ama parlare di sé, ma le sue dita sul tornio, che da un’informe massa di argilla plasmano un’anfora dai colori incantevoli, comunicano più di tante parole. Rubino, insieme alla compagna Silke e ai figli, lotta contro la banalità degli oggetti, invoca l'aiuto del Comune per sostenere l'artigianato artistico, ma nello stesso tempo fa crescere il sogno americano con l'apertura di un negozio sulla Lexington Avenue di New York. Ti accompagna con un sorriso all'interno della sua casa, dove è possibile ammirare il forno e la sua ultima collezione di quadri e oggetti di bronzo. Ti lascia con la speranza che Capri non “svenda” la sua dignità al divorante turismo di massa.

L'ultima parte del viaggio dentro Capri è dedicata all'ascolto, alla musica, quella che affonda le sue radici nella napoletanità più autentica dove i menestrelli intrattenevano gli ospiti con sola voce, chitarra, e cuore. Ci sono locali a Capri dove è possibile ascoltare e cantare gli intramontabili ritornelli partenopei in un ambiente romantico e divertente, a patto però di rimanere ciechi di fronte ai bagliori degli strass dell'ultima moda.

Ai turisti dei sensi che amano afferrare i luoghi e sentirne lo spirito spetta un compito arduo, ma possibile: riscoprire l'anima di un'isola “capriccio degli dei” e perpetuare così il mito della bellezza più profonda e sentimentale.