di Giulia Gorgazzi

Così Pablo Neruda definì Capri, prima tappa del suo esilio italiano del 1952. Lui, grazie alla sua grande capacità di sussurrarci le parole che stiamo cercando, in quel primo sguardo aveva capito tutto, perché è questo lo scenario che si scorge man mano che ci si avvicina: rocce e scogli spruzzati di verde sullo sfondo dell'azzurro del mare, un'isola di pietra e muschio". La pietra è l'anima di Capri e si riflette nel suo simbolo: i faraglioni, enormi scogli in mezzo al mare che sembrano fare da guardia all'isola. Proprio perché caratterizzata da un susseguirsi di grotte scavate nella montagna, il modo migliore per scoprire Capri è un giro in barca.

Il percorso ideale inizia da Marina Grande, il porto cui si approda con i vari traghetti e da cui parte la funicolare per la città alta. Dirigendosi verso occidente, si costeggiano la spiaggia di Marina Grande e i Bagni di Tiberio. Il tratto di costa successivo è costituito dall'alta falesia calcarea con fenditure e grotte sormontate da una ricca vegetazione autoctona. Superata la Punta di Gradola, si giunge alla Grotta Azzurra, un luogo fiabesco in cui tutto assume tonalità blu e argentee. La colorazione azzurra è dovuta al fatto che la luce del giorno entra attraverso una finestra sottomarina che si apre esattamente sotto il varco d'ingresso, per cui l'acqua svolge una funzione di filtro assorbendo il rosso e lasciando passare l'azzurro.

Lo splendore argenteo degli oggetti immersi invece deriva dalle bolle d'aria che aderiscono alla superficie esterna degli oggetti le quali, avendo indice di rifrazione diverso da quello dell'acqua, permettono alla luce di uscire. Questi fenomeni hanno incoraggiato la fantasia dei popoli che, in epoca romana, pensavano alla grotta come alla casa di Nereidi o Sirene o al regno dei diavoli pronti a intimorire chiunque osasse entrarvi.

Continuando il giro verso occidente, si passa per Cala del Rio, la cala più grande del lato ovest dell'isola e Cala del Tombosiello, più conosciuta come Cala di Limmo. Doppiato il Faro di Punta Carena, si procede fino a incontrare la Grotta dei Santi, in cui l'erosione calcarea e l'azione del mare hanno modellato forme che ricordano statue con soggetto religioso; la Grotta Rossa, così chiamata per via del colore scuro delle acque dovuto alle alghe e alle infiorescenze subacquee; la Grotta Verde, ricca di effetti luminosi e cromatici.

Proseguendo, in direzione della Cala del Fico, sovrastata da Villa Malaparte, ai piedi di un ampio anfiteatro verdeggiante, si raggiungono la Grotta Bianca e la Grotta Meravigliosa. Poco più a sud si erge l'arco naturale di Pizzolungo, la parte superstite di una grande grotta scavata nella montagna, in cui i flutti del mare ampliarono l'apertura e asportarono i detriti.

Una scalinata scende lungo la vallata, conducendo alla Grotta di Matermania, grandioso antro naturale trasformato in epoca romana in lussuoso ninfeo, un edificio sacro a una Ninfa, del quale si sono conservati scarsi resti murari. Ma la roccia è la signora incontrastata della via Krupp, la strada costruita dal re dell'acciaio tedesco Friedrich Alfred Krupp, definita dall'architetto Pane "un'opera d'arte, non per modo di dire, ma proprio nel significato estetico della parola". Partendo dai Giardini di Augusto, attraverso una serie di tornanti tanto stretti da apparire sovrapposti, la via porta alla splendida spiaggia di scogli di Marina Piccola.