È una delle isole più conosciute al mondo, uno degli angoli di mare più azzurri del Golfo di Napoli. Già prescelta da Cesare Augusto e Tiberio, che vi costruirono numerose ville, Capri è da sempre meta di turismo internazionale. Cosmopolita e mondana, ma anche pittoresca e familiare, è capace di svelare angoli segreti di paesaggio incantevole e riservare realtà sorprendenti a chi le vuole scoprire. Ve ne diciamo dieci per le quali amiamo andarci noi.

1. Lo spirito internazionale
L’isola di Capri, nonostante la simpatica rivalità tra le diverse località che la compongono (Marina Grande, Marina Piccola, Capri e Anacapri principalmente), conserva uno spirito internazionale. Da secoli esiste una parte segreta ma cospicua dei suoi visitatori che non si limita a considerarla una vetrina del lusso ma un angolo di quiete dove si viene portando la propria cultura. Anche se adesso i negozi delle firme rimpiazzano i caffè nei quali si ritrovavano intellettuali come Walter Benjamin, Marguerite Yourcenar o Sartre, resta qualcosa di quest’amore antico per un luogo dall’inestimabile bellezza naturale. Lo si vede per esempio a Villa San Michele, istituzione italo svedese aperta al pubblico, gioiello di Anacapri con la sua stagione di concerti, le sue terrazze e il suo parco naturale “Monte Barbarossa”, creato agli inizi del secolo scorso dal medico svedese Axel Munthe, che fece costruire la villa in zona di rovine di epoca romana. Qui, tra ortensie e alberi di limoni, studiano gli ospiti svedesi attratti dalla bellezza del luogo e dalla cura con la quale viene gestita la villa.

2. L’autentico sapore della caprese
Anacapri è anche un paradiso per chi ama cucinare. Resta una delle poche località vacanziere di lusso dove si trovi per esempio un ortolano con verdura e frutta di alta qualità che non rassomigli a un’oreficeria. Si chiama “La frutta dei due merli” e rimane appena nascosto alla vista accanto all’affollatissima fermata del bus per Capri. Ha una clientela di habitué a cui offre, tra le specialità, olive ripiene col tonno fatte in casa e olio del posto. Vi si trovano uno squisito melone e gli unici pomodori con i quali riscoprire ai giorni nostri l’autentico sapore della caprese. E ogni mese ha la sua sorpresa: fagioli, fiori di zucchina, nocciole, oltre, ovviamente, a cedri e limoni e all’origano migliore. E se volete mangiare i ravioli capresi con ripieno di caciotta fresca, parmigiano e maggiorana a un prezzo ragionevole e gli gnocchi freschi e fatti a mano basta ordinarli da “Alimentari Pauciano”.

3. I pesci presi all’amo, anche da Lenin
A Capri le pescherie, se frequentate presto il mattino, hanno pesci appena pescati, anche se l’acquisto di una canna consente agli originali (che sull’isola non sono mai mancati) di recarsi a comporre da sé il proprio menu in riva al mare. Al Faro, dove si scende per l’aperitivo o per cenare di fronte a splendidi tramonti, i pescatori dicono che il mare sia una meraviglia e più ricco degli anni scorsi. Andare a pesca a Capri può sembrare una bizzarria e tuttavia non sarete i primi. Lenin, venuto ai tempi della scuola rivoluzionaria ospite di Gorki, fu soprannominato dai capresi “signor drin drin” proprio per una ragione di pesca. Era usanza che i visitatori, all’amo dei quali abboccassero i pesci, potessero suonare un campanello per farsi aiutare a recuperare le prede. Dopo aver aspettato a lungo, stupefatto che un pesce avesse abboccato, Lenin si voltò dalla parte dei suoi compagni di pesca e agitò il campanello, il che gli valse il simpatico soprannome tra i locali.

4. I ristoranti per tutti i palati
Sull’isola da sempre si ama mondanamente cenare fuori. Dallo storico “Quisi” del “Grand Hotel Quisisana” di Capri, che ospitava le cene futuriste, al solo ristorante che abbia in questo momento la stella Michelin, “L’Olivo” del “Capri Palace Hotel” di Anacapri, a “La Canzone del Mare” di Marina Piccola, famosa per le insalate di pesce, ogni caprese ha il suo indirizzo preferito. Noi ci siamo fatti l’idea che nel complesso, vista la qualità, il prezzo e la gradevolezza della sua terrazza, il ristorante più simpatico sia la “Rondinella”, dove si mangia una cucina di famiglia. Squisite le tagliatelle con pecorino, muscoli e rosmarino e freschissime e abbondanti le arselle in zuppetta.

5. L’alta gamma dei vini locali
Si sa che dai tempi dell’antica Roma ci sono sempre stati estimatori altolocati del vino caprese. Tiberio lo vantava dicendolo migliore di quello di Sorrento, il presidente Giovanni Leone firmò nel 1977 il decreto istitutivo della Doc Capri. Ma quel che pochi sanno è che oggi il vino caprese è diventato, grazie agli enologi, uno dei migliori del Sud Italia e che, dopo un lungo periodo nel quale si ricorreva a uve campane, la coltivazione della vite ha ripreso vigore sull’isola grazie alla passione della famiglia Brunetti a capo della “Vinicola Tiberio”, con sede nell’antico convento San Michele, abilissima nel parcellizzare i vigneti nei migliori luoghi dell’isola. Il Capri è squisito bianco noi vi consigliamo soprattutto il Capri Doc blu, più strutturato e fatto con le raccolte delle uve migliori. Ottimi vini si trovano alle enoteche “Capannina più gourmet”, attigua all’omonimo ristorante, e “Aurora Vino”,

6. La torta fatta senza farina
Occorre venire sull’isola per uno dei dessert più celebri del pianeta: la torta caprese a base di mandorle e cioccolato. La sua storia è discussa. La versione più bella è sicuramente quella che la fa risalire agli anni ‘20. Pare che un cuoco di nome Carmine Di Fiore stesse preparando una semplice torta di mandorle per tre uomini di malaffare giunti sull’isola per acquistare per Al Capone una partita di ghette. Il cuoco, un po’ pasticcione, si dimenticò di aggiungere la farina all’impasto, ma il risultato fu così delizioso che i gangster ne domandarono la ricetta e Di Fiore ne vantò la qualità dandole il nome di torta caprese. Fu subito prodotta regolarmente e da allora riscuote un grandissimo successo. Secondo altri ci sarebbe invece il soggiorno di Gorki sull’isola all’origine della torta ed essa sarebbe nata grazie a un cuoco al servizio del celebre scrittore russo. È un fatto che, tra gli habitué di Capri, chi ama il “Grand Hotel Quisisana” sottolinea che se divenne un dessert tanto celebre fu perché venne inserita nel menu dell’albergo diventando uno dei piatti più richiesti. Noi consigliamo quella della “Pasticceria Alberto” a Capri, oppure, nella variante al limone, quella del “Bar Ferraro” di Anacapri, dove passa immancabilmente, quando è in vacanza in incognito, l’attrice Sigourney Weaver.

7. Il fascino delle vecchie cucine
Presa la seggiovia che conduce al monte Solaro non ci si può non spingere a piedi sino alla Casa Mackenzie. Siamo a Cetrella, dove l’eco dei turisti non arriva e l’isola riprende i tratti dell’inizio del secolo scorso quando i Rilke, i Gorki, Axel Munthe e i suoi ospiti venivano a passeggiare circondati da ginestre e orchidee selvatiche. La natura è rimasta spontanea e splendida come allora. Furono le signorine Kate e Saidee Walcott Perry a introdurre nel 1913 lo scrittore Compton Mackenzie, appena sbarcato sull’isola, nel circolo delle più eccentriche personalità di Capri, e bastarono due anni perché Mackenzie manifestasse l’intenzione di comprarsi l’intero versante Sud del monte Solaro. Passarono ancora tre anni e nella valletta di Cetrella lo scrittore decise di acquistare una casetta di quattro stanze con due acri di terra. Oggi la casa rivive grazie alla cura dell’Associazione degli “Amici di Cetrella” e, interamente restaurata, sta diventando un centro di studi su flora e fauna: ma alla Casa Mackenzie si va per visitare la cucina e ritrovare la grazia e l’importanza di questa stanza nelle antiche case rurali, per vedere quale semplicità e piacevolezza vi fossero negli arredi che accompagnavano il rito dei pranzi e delle cene.

8. La discussa Grotta azzurra
Molti turisti e parecchi romantici ritengono che a Capri si debba andare per vedere la mitica Grotta azzurra, davan ti alla quale ogni giorno si attardano decine di barche e per colpa della quale Capri è invasa dai turisti mordi e fuggi. Bertolt Brecht l’ebbe in odio al punto che definì tutta l’isola “una maledetta limonata blu”. Avrebbe detto lo stesso se avesse saputo che a pochissimi metri dall’attrazione più famosa c’è in alta stagione il piccolo ristorantino “Da Giovanni a Gramola” che, in un minuscolo stabilimento balneare, serve ancora piatti dell’autentica cucina locale con paste alle verdure, ravioli, alici fritte, caponata e un menu che cambia secondo i prodotti del giorno? Ne dubitiamo!

9. La luna che fa sognare
“Tu, luna luna tu, luna caprese, ca faie sunnà l’ammore ‘a ‘e ‘nnammurate, adduorme ‘a Nenna mia ca sta scetata e fall’annammurà cu ‘na buscia” dicono i versi di Augusto Cesareo messi in musica da Luigi Ricciardi nella celeberrima “Luna Caprese” (portata al successo da Dalida e da Peppino di Capri). E in effetti la magia della luna di Capri merita la fama internazionale, ed esiste un luogo dove chi sa si rifugia nelle sere di luna piena: il ristorante “Le Grottelle”. Raggiungibile con una comoda passeggiata dalla piazzetta, questo ristorantino, a conduzione familiare, si trova proprio di fronte al mare. A picco sull’infinito. Qui di fronte ai tavoli, d’estate, direttamente dall’acqua sorge la luna.

10. Villa Malaparte, uno stupendo set
Non lontano da “Le Grottelle”, scendendo per sentieri bellissimi e rispetto al resto dell’isola poco frequentati, si offre allo sguardo la celeberrima Villa Malaparte dove fu girato il film Il disprezzo, di Jean Luc Godard, dall’omonimo libro di Moravia, con Michel Piccoli e Brigitte Bardot. Qui è girato anche La pelle, di Liliana Cavani, con Claudia Cardinale e Marcello Mastroianni, dal romanzo di Curzio Malaparte che fece costruire la villa nel 1937, su progetto dell’architetto Adalberto Libera. Oggi la dimora dello scrittore è chiusa, ma si può percorrere almeno in parte il meraviglioso sentiero che la sovrasta.