Capri e Ischia: una morbida rivalità lega da secoli le due isole che condividono il mare napoletano.
L'una, perla mediterranea del gran mondo, l'altra culla della natura più solare. Ma secondo il popolare scrittore Luciano De Crescenzo dietro l'antica gelosia ci sono motivi storici: tutto nasce da un esproprio di Silla...

C'è chi dice che quando un ischitano guarda l'orizzonte verso est riesce a non vedere il profilo dell'isola di Capri. E, viceversa, un caprese non ammetterà mai che quell'ombra massiccia sul mare, a ovest, è l'isola d'Ischia. Ignorarsi, non vedersi: sarebbe l'ultima risorsa di un'antica rivalità, giocata sul filo delle vicen - de storiche, delle rispettive eccezionali virtù paesaggistiche e della competizione turistica. Ma, se rivalità esiste fra quelle che la letteratura delle vacanze chiama "le perle del Golfo di Napoli" (la terza è Procida), essa è tutta compresa in un campo di calme gelosie, dove i frutti non sono mai tanto aspri da far proprio male e al più hanno il sapore un po' salato della reciproca, cordiale mormorazione.
Lo scrittore Luciano De Crescenzo ne ha sentite molte, fin da quando era ragazzo e portava in gita le sue amiche a Capri perché era considerata l'isola dei Vip, dei personaggi da rotocalco che sulle adolescenti esercitavano un gran fascino. «Ma Ischia è sempre stata più comoda, costellata di spiagge con la sabbia, mentre Capri è faticosa...». De Crescenzo parla di una dolce concorrenza, senza punte esacerbate, nel ricordo - anche - delle comuni origini greche.
Anche se proprio nelle origini si cela, forse, uno dei motivi più sofisticati di differenza tra le due isole.
Sarebbero stati i mitici Teleboi, gente dura e forte, a colonizzare Capri in epoca storica.
Mentre a Ischia fu riservato l'approdo dei greci dell'Eubea, abilissimi nel fabbricare vasi (Ischia si chiamò Pithecusae probabilmente perché i vasi antichi si definivano "pithoi") e nei traffici commerciali. Due popoli, entrambi venuti dall'Egeo, ma con caratteristiche molto diverse. E dal mosaico della dolce rivalità, De Crescenzo estrae un'antica diceria. Forse per sminuire la scelta che ai suoi tempi Ottaviano Augusto fece a favore di Capri, una vecchia leggenda (messa in giro dagli ischitani?) attribuisce la preferenza dell'imperatore per l'isola delle Sirene a ... un raggiro dei napoletani. «Era l'anno 82 prima di Cristo - racconta De Crescenzo - quando Silla, per punire Neapolis che s'era schierata col rivale Mario, confiscò Ischia, sottraendola ai napoletani, ai quali in cambio dette Capri. Senonchè, 53 anni dopo, Augusto si innamorò di Capri e la riportò sotto il dominio romano, restituendo Ischia ai partenopei. Questo dicono gli storici.
«Cosa dice, invece, la leggenda? Che i napoletani, pian piano, si erano affezionati a Ischia, più ricca di prodotti della terra. E pensarono a uno stratagemma per riprendersela, dopo l'esproprio di Silla. Quando Augusto sbarcò a Capri, si inventarono una specie di miracolo, mettendo foglie e frutta ai rami d'un vecchio albero rinsecchito della campagna caprese. Augusto abboccò, e nel vedere l'albero fiorito controtempo pensò che quell'isola bellissima era pure benedetta dagli dei... Perciò se la prese. E i napoletani riebbero l'amata Ischia...». Per i capresi, naturalmente, valgono le fonti storiche, e sull'amore che Augusto, e soprattutto Tiberio, ebbero
per Capri, nessun dubbio è lecito.
Da Capri, si sa, Tiberio governava il mondo.
«E per poterlo fare - ammicca Luciano De Crescenzo - inventò il fax...». Un'altra invenzione dello humour ischitano? «Non si sa - risponde lo scrittore - ma è certo che Tiberio, pur di starsene a Capri, aveva organizzato un sistema ingegnoso per trasmettere i messaggi a Roma. Segnali di fumo, dal faro di Capri, attraverso tante altre torrette, fino alla costa laziale. E le parole per dare il via all'operazione erano queste: "Fac lux!". Forse per un errore di pronuncia, da "fac lux" si arrivò a "fax"...» De Crescenzo ride sotto i baffi bianchi. Se l'è inventata, questa leggenda metropolitana. Più vicino alla verità, invece, l'episodio che vide Tiberio alle prese con un pescatore desideroso di regalargli un'aragosta. «Tiberio - racconta ancora De Crescenzo - era ossessionato dalla paura di essere ucciso, magari da un sicario. Per questo le sue dodici ville imperiali di Capri erano inaccessibili. Quando un giorno si trovò di fronte il pescatore, arrivato chissà come al suo cospetto, Tiberio, folle di paura, gli strappò dalle mani l'aragosta viva e gliela stropicciò sul viso che presto fu ridotto in condizioni pietose. Un esempio del pessimo carattere dell'imperatore, descritto da Tacito e Svetonio come un tiranno nevrotico e malvagio ma un po' riabilitato dagli storici moderni.
Il risvolto della vicenda sta nell'attribuire alla stessa natura dei capresi un qualcosa di algido che richiama Tiberio... Ma basta conoscerli, i capresi, per capire che non è vero...».
La morbida rivalità tra le due isole ruota molto intorno alle frequentazioni dei Vip. Capri visitata dal gran mondo, Ischia più moderata e casalinga. Ma all'elenco dei nomi famosi che si alternano per le stradine capresi, gli ischitani possono con orgoglio opporre i nomi davvero grandi che in altri secoli si legarono a Ischia. Nel Castello aragonese soggiornarono, tra amori e lotte, principi e sovrani di casa D'Aragona, normanni, svevi, angioini. E nella Cattedrale dell'Assunta si celebrarono, in epoca rinascimentale, le nozze tra la poetessa Vittoria Colonna, amica di Michelangelo, e il marchese Ferrante D'avalos.
Ma, al di là dei fatti storici, ci sono fattori più attuali e concreti ad alimentare quella dolce rivalità marinara che scorre sottopelle come un fiumicello carsico. Così, se Capri può invidiare le ricchezze termali dell'isola verde, Ischia può pensare che queste attrattive aumentano il suo fascino ma non le assicurano una posizione privilegiata. Al punto che un esponente del mondo alberghiero ischitano ha detto di recente che la sua isola vive spesso la sindrome di Cenerentola, un pò snobbata dai Vip nonostante la bellezza dei luoghi, le strutture ricettive, gli sforzi degli operatori. Luciano De Crescenzo annuisce ma ha l'aria di chi vuole sdrammatizzare.
È storia vecchia - conclude - perchè da tempo immemorabile Capri s'è data la sua personalità di isola dei Vip. Naturalmente, non tutti quelli che sbarcano a Capri sono Vip, ci mancherebbe... Ischia, invece, è stata sempre vista e considerata come l'isola per le famiglie, per chi vuole comodamente farsi un bel bagno a mare senza dover sempre torcere il collo per guardare ora qua, ora là, la "important person" di turno. Naturalmente, non tutti quelli che sbarcano a Ischia sono "gente comune", ci mancherebbe...».

Mimmo Liguoro