Capri e Ischia? Vecchi amori dei cinema. Jack Lemmon, Boris Karloff, Burt Lancaster, Alain Delon, per non parlare di Totò, Sophia Loren, Vittorio De Sica hanno recitato in decine di film girati sulle due isole. Che prestavano le loro cornici da sogno per storie dove la natura (e l'amore) vincono su tutto. Almeno prima dei turismo di massa...

Capri, Ischia: bastano i nomi soltanto a suscitare emozioni, ricordi, immagini.
Poteva il cinema resistere a tanto fascino?
E, infatti, non ha resistito.
Sono molti i film che, oltre ad esservi ambientati, hanno Capri o Ischia fin nel titolo, a partire da una delle prime pellicole mute, che risale addirittura al 1903: Turisti atterrano nell'isola di Capri. Un titolo strano - in un'isola non si atterra, si sbarca - ma che coglie la vocazione turistica di questo splendido luogo.
A ripercorrere con la memoria e con la fantasia il cinema che ha dichiarato amore alle due isole, un fatto colpisce. Capri è più presente nei titoli: I pirati di Capri, L'imperatore di Capri, Bellezze a Capri, Avventure a Capri, Ci sposeremo a Capri; ma è ad Ischia che sono stati ambientati più film, a volte tacendo che si trattava di Ischia, camuffandola addirittura da isola esotica. Il caso più clamoroso è quello de li corsaro dell'isola verde di Robert Siodmak, con un atletico Burt Lancaster le cui acrobazie sono ancora nella memoria dei vecchi ischitani.
C'è un motivo per questa disparità di trattamento? Forse c'è. Capri è talmente precisa nei suoi luoghi - i faraglioni sono quei faraglioni e basta - che sarebbe impossibile usarla per un'altra ambientazione.
Come si potrebbe nascondere che Capri è Capri quando Nino D'Angelo abbraccia la sua fidanzatina davanti a un faraglione in Un jeans e una maglietta? Ischia si presta invece a un uso disinvolto, dal momento che è più vasta e più facili sono gli spostamenti interni: e infatti, oltre ad essere stata "l'isola verde" del corsaro Lancaster, è stata la tana di Boris Karloff nel Mostro dell'isola e il rifugio di Steve Reeves in Morgan il pirata.
Isola verde: un luogo comune che, come quasi tutti i luoghi comuni, corrisponde al vero.
L'approccio del cinema a Capri ed Ischia è pieno di luoghi comuni: di "verità" dunque, magari non cronachistiche, ma che comunque testimoniano di quello che le due isole rappresentano per gli spettatori di tutto il mondo.
Prendiamo alcune storie tipo.
Una coppia di sposi in crisi torna a Capri, scenario del loro primo incontro. A contatto con le bellezze naturalistiche del luogo, l'amore
rinasce.
Oppure: un uomo d'affari è costretto a raggiungere Ischia perché suo padre è morto all'improvviso in vacanza. Scopre che l'uomo nell'isola ha coltivato una vecchia fiamma. Stimolato da sole, cielo e mare, si darà da fare anche lui.
Ancora: tutto ciò che l'aveva affascinato da giovane, irrita un ex ufficiale americano tornato a Capri quindici anni dopo. Ma poi si lascerà conquistare dal luogo e dai suoi abitanti.
Si tratta di storie raccontate in tre film molto diversi tra loro: Capriccio di Tinto Brass, tratto dal romanzo Lettere da Capri di Mario Soldati, Che cosa è successo tra mio padre e tua madre, un capolavoro di Billy Wilder con Jack Lemmon, e l'onesto La baia di Napoli con Clark Gable e Sophia Loren. Storie che hanno almeno due cose in comune. La prima è la natura incontaminata, la semplicità, la dolcezza del vivere di questi luoghi contrapposte alle sovrastrutture, alle nevrosi, alla difficoltà di vivere altrove. La seconda veniva preannunciata già in quel vecchio film muto: Turisti afferrano
nell'isola di Capri. I protagonisti infatti arrivano
sempre da fuori, non sono mai isolani.
Arrivano da un altro pianeta e atterrano" a Ischia
o Capri. Agli abitanti delle isole sembrano
alieni": irritabili, diffidenti, incapaci di godersi
la vita. Ma la sensazione è reciproca .
Prendiamo Jack Lemmon nel film di Billy Wilder: è venuto a Ischia per seppellire il padre, ha fretta, gli affari lo aspettano. Eppure sull'isola tutto si ferma per il sonnellino pomeridiano, i vestiti del morto non sono quelli, il cadavere viene rapito e ottenere un timbro negli uffici pubblici è un'impresa estenuante. Gli ischitani se la godono, e questo irrita profondamente Jack Lemmon. Il quale però, anche per effetto di canzoni come Un'ora sola ti vorrei o Senza fine - per gli americani tutto ciò che è italiano è per se stesso napoletano - capisce che il padre non aveva tutti i torti nel coltivare una lunga storia d'amore estiva a Ischia con la scusa di cure termali, e decide che anche lui ogni estate passerà le acque.
Si adegua ai costumi isolani anche l'indimenticabile Totò de L'imperatore di Capri (di Luigi Comencini) e di Totò a colori (di Steno).
Inseguendo una fatale avventuriera nel primo film e l'editore musicale Tiscordi nel secondo, Totò si ritrova in una Capri popolata da personaggi come Dodo della Baggina, Pupetto Turacciolo, Bubi di Primaporta, pittori d'avanguardia e signorine snob. Sono anch'essi "oriundi" rispetto agli isolani, ma questi sono gli unici abitanti dell'isola incontrati. E Totò che fa? Si adegua. Di Capri diventa addirittura "l'imperatore".
A volte gli "alieni" vengono a Capri o Ischia per frequentare soltanto altri "alieni": è il caso del bellissimo giallo Delitto in pieno sole di René Clement con Alain Delon, tratto dal romanzo di Patricia Highsmith da cui è stato ricavato anche il recente Il talento di Mr Ripley.
A Delon e a Matt Damon, protagonista del secondo film, interessano soprattutto i loro compatrioti.
Di Ischia più i paesaggi che gli ischitani, se si eccettua qualche momento di Matt Damon con Fiorello per cantare Tu vuoi fa' l'americano.
Se Capri e Ischia sono per il cinema internazionale isole essenzialmente turistiche, non c'è da lamentarsene. Oltre tutto la tradizione è antica, e nel secolo scorso nelle due isole, dialetto a parte, si sentiva parlare più inglese e tedesco che italiano. (A proposito di lingua tedesca, come sarà mai Sissi a Ischia, il film meno visto della saga della principessa Sissi con Romy Schneider?)
E il cinema italiano? Il cinema italiano appunto si è occupato di Capri e Ischia quando ancora erano isole esotiche, e Vittorio De Sica vi si aggirava vestito di bianco con il panama (Vacanze a Ischia di Mario Camerini, 1957), Tina Pica faceva incontri galanti sul traghetto (Ci sposeremo a Capri e Mina si davano Appuntamento a Ischia (di Mario Mattoli, 1960).
Oggi che sono state raggiunte dal turismo di massa, il cinema italiano un po le trascura. Ma non c'è da lamentarsene: le trascura perché ormai familiari. D'altra parte, quale film recente, ambientato a Roma, farebbe vedere San Pietro?

Aldo Piro