Finalmente settembre!, sbottano i capresi, stressati dalle valanghe di turisti mordi e fuggi. Basta con gli aperitivi in piazzetta dai prezzi alle stelle, con la folla degli attempati vitelloni e lo struscio davanti alle vetrine miliardarie di via Camerelle. Se il fuori stagione elimina gran parte di chiasso e volgarità, riportando l'isola a scomparse dolcezze, i tormentoni estivi hanno indotto gli habitué più famosi, come Luca di Montezemolo, Diego Della Valle, Lucia Annunziata, a migrare ad Anacapri, paesino a nido d'aquila sui roccioni che sovrastano i bagni di Tiberio. Un rustico verso il faro di punta Carena per l'Annunziata, una villa fra le casette arabeggianti di Caprile per il presidente della Ferrari e, per l'imprenditore marchigiano, la magione più nobile, torre Materita, ricca di storia e di storie, ex cenobio certosino, ex rifugio dello scrittore svedese Axel Munthe, ex teatro dei festini del precedente proprietario, si sussurra così, ma privatissimi. Oggi sono eleganti e discrete le feste a cui Antonio D'Amato, presidente di Confindustria, proprietario dell'azienda agricola Damecuta (una villa sontuosa), invita ospiti come Franco Tatù, Cesare Romiti e Anna La Rosa. E la vita degli anacapresi, veri o adottivi, scorre in sordina, nelle case private e sulle terrazze da cui si vede senza essere visti. Da sempre snobbatissima dai più snob dei capresi che, dimentichi dell'identità isolana, circoscrivono la vera, scintillante Capri fra la piazzetta e il Quisisana, l'Anacapri ciammurra (parola dispregiativa che per i nativi ha un solo significato: fetente) da sempre è stata preferita da gente sobria, amante del silenzio, e da scrittori in cerca d'ispirazione. Da Colette, che abitava in una casa dalle volte a vela, ad Alfonso Gatto e Antonio Ghirelli che scrivevano versi sulle mattonelle della Duchesca, rifugio del commediografo Raffaele Viviani, mentre Graham Greene stendeva i suoi best seller nella villa Il rosaio, "l'unico posto dove riesco a scrivere con leggerezza e speditezza", confessava. Oggi, ben prima del terzetto degli ultimi arrivati, qui avevano e hanno casa lo storico dell'architettura Cesare De Seta e molti giornalisti, da Giuliano Zincone a Roberto Ciuni. Smesso il ruolo di parente povera, dormitorio di bottegai e camerieri che ogni giorno scendevano a Capri per lavorare, Anacapri si concede il gusto di guardare dall'alto in basso, e non solo in senso letterale, quelli di sotto, che vivono di vasche su e giù per via Camerelle e Fuorlovado. Ai ciammurri basta un niente per godere il meglio della piazzetta. Un motorino o un taxi, una delle Fiat Marea "cabriolettizzate" con tendalini da barca, su idea di Montezemolo, e si scende a mare lungo i tornanti che regalano impagabili visioni del golfo.
Per avere a portata di mano i gioielli di Chantecler, gli aperitivi sotto gli ombrelloni, i sandali di Martine Clay e i golfini multicolori di Russo. E risalire poi, dopo il colpo di vita, ai silenzi di un'anabasi campagnola, alle passeggiate in paese, di sera semibuio e deserto. Alle soste sul sagrato di Santa Sofia, sulle panchine di ceramica decorate da Sergio Rubino, che ha la bottega in fondo al borgo (ma anche a New York). Alle cene con gli amici in giardino, tra gerani e olivi. Con lo stile intramontabile e classico che è uguale a quello, ormai perduto, della Capri dei tempi d'oro. "Mentre le signore la sera erano elegantissime, con i pigiami palazzo di Irene Galitzine e le camicie di Emilio Pucci, noi vestivamo con semplicità", ricorda Beppe Modenese, per anni habitué dell'isola. "Camicie di lino bianco, pantaloni di lino blu, un golfetto buttato sulle spalle, mocassini o scarpe di corda. Uno stile che affonda nella tradizione e che oggi è riproposto da grandi firme."
Se le sfilate primavera-estate 2004 hanno portato in passerella ragazzi con l'aria di rampolli di buona famiglia, i chinos con la piega di Prada e Ralph Lauren, le polo di Fred Perry, i cardigan anni Cinquanta firmati da Malo, i pullover in stile tennis di Burberry, Barbera e Pringle, resuscitati alla grande dopo anni di letargo, il New York Times ha proclamato le calzature più cool del momento i sandali infradito, da cinquant'anni cavallo di battaglia dell'anacaprese Antonio Viva, che in poche ore li fa su misura di tutti i possibili colori. Mentre gli arbitri elegantiarum dell'isola sono concordi: gli eredi delle zabbatiglie sono i mocassini Tod's. "Mai leziosi interpretano la tradizione, entrano nei nostri ricordi", spiega Anna Maria Boniello, l'Elsa Maxwell locale, corrispondente da Capri per Il Mattino di Napoli, "come i mocassini senza suola che si usavano negli anni Cinquanta." Da alternare con le Superga bianche o blu o con le Adidas di Yohji Yamamoto, "leggere, comodissime", dice Tonino Arcucci, ciammurro calato a Capri che nella sua boutique Blu concentra moda di ricerca per signore non banali: spesso pezzi unici sobri e raffinati, primi fra tutti le creazioni e i gioielli di Maria Calderara. Ma l'outsider che ha trionfato ovunque, caposaldo delle collezioni uomo, da Aspesi a Valentino, da Hermès a Gianfranco Ferré a Ermenegildo Zegna, è la camicia bianca, protagonista di un clamoroso boom sull'isola di Tiberio. Merito di Tony Ajello, 28 anni, inventore di 100 % Capri, marchio registrato e boutique in via Camerelle dedicati al lino candido (garantito da Bellora) declinato in camicie e casacche per lui e per lei, in pantaloni e gonne di tutte le possibili fogge. "Succede così che lo straniero, appena arrivato a Capri e suggestionato dalle vecchie foto di Axel Munthe biancovestito, di colpo si ammanti di bianco", ironizza la Boniello, 'mentre gli isolani veri o naturalizzati continuano a mettersi pantaloni rossi, o di tutti i colori. Meglio se un po' stinti." Quelli che, nell'euforia del dopoguerra sull'isola, cominciò a produrre in 24 ore il mitico sarto Aldo Spinella, seguito a ruota dalla miriade di artigiani che popolavano Anacapri soprattutto dopo che la nobildonna locale, baronessa Gallotta, vi aveva importato i telai per la lavorazione dei tessuti.
Ora è rimasto solo l'anacaprese Nicolino, che da 45 anni veste personaggi di tutto il mondo e che taglia e cuce giacche e pantaloni di lino per Tonino Cacace, proprietario del Capri Palace. Laurea a Oxford, ammiratore di Kharzai, il presidente afghano, Cacace si è ispirato a lui per il suo look: pantaloni e camicie di lino con collo a guru e, per la sera, lunghe giacche nere di Versace; il tutto completato dalle onnipresenti zabbatiglie che gli fa su misura Costanzo a Caprile (tel. 081.837.22.04), perfette con i blazer di Armani e i completi da sera. "Anacapri, luogo dell'anima, ti costringe a inventare un tuo stile, un mix di estrema semplicità e, se si vuole, di lusso. Il bello dell'isola è proprio la sua interezza, 2000 anni di storia e un mucchio di diversità che la rendono unica." Come è unica Anacapri: villaggio, più che luogo di villeggiatura, che si raggiunge percorrendo un vialone alberato, fino a scoprire il labi - rinto di stradine, la chiesa barocca di San Michele con il Paradiso terrestre in maioliche del Settecento, la piazza davanti a Santa Sofia, i negozi senza storia, benché qualcosa si muova anche qui. Ha appena aperto i battenti la Capricorno Gallery, diretta da Antonina Zaru, in passato alla guida di musei di arte contemporanea a New York e a Tokyo, proprietaria di una home gallery giù a Capri. Ed è arrivata fin qui anche un'istituzione caprese, la Libreria La Conchiglia, cenacolo culturale di Ausilia Veneruso e Riccardo Esposito, editori di volumi sull'isola e organizzatori di eventi. È loro il catalogo del nuovo museo - la collezione Raskovich, 31 dipinti dell'800 raffiguranti Capri e Anacapri - inaugurato nella Casa Rossa, torre aragonese, oggi miscellanea di bifore, merli, frammenti di epigrafi romane.
Fuori del centro, vicino al Capri Palace, Villa San Michele, luogo di raffinata cultura, buen retiro di Axel Munthe, ora ospita Peter Cottino, viceconsole onorario svedese con moglie napoletana.
Per il resto, la giornata anacaprese ha le sue tappe obbligate: per la colazione verso le 11 e l'aperitivo, la pasticceria Ferraro, dove Massimo D'Alema si consolava con caffè d'orzo dopo essersi dimesso da premier e Bassolino in bermuda sorseggiava granite.
Si scende a mare, in autobus o in taxi, per prendere il sole a Gradola da Giovanni Tessitore: tre ombrelloni, alici fritte e caponata da ricordare. Oppure, nei pressi della Grotta Azzurra, il vero affare dell'isola (in territorio anacaprese, sottolineano con orgoglio), si raggiungono i bagni Nettuno, terrazzine a picco sul mare che ospitano poche sdraio ciascuna.
Sollievo contro la calura, il ristorante ombreggiato dove si serve pezzogna all'acqua pazza, l'ottimo pesce locale, e bottiglie di Falanghina fresche.
Più selvaggio il Lido del faro, a punta Carena, all'estremo sud, tra strapiombi frastagliati e grotte segrete. Qui si nuota in un mare dai riflessi cobalto e turchese, ci si riposa sulla grande terrazza, si gusta il pesce alle verdure. A fine giornata, di rigore una sosta al centro benessere del Capri Palace dove il professor Francesco Canonaco, scienziato e ricercatore, ha brevettato il peeling per abbronzarsi meglio, e trattamenti da cui, si sussurra, si esce ringiovaniti. In nome della linea si cena al ristorante, dove lo chef Oliver si cimenta in saporiti menu biologici a 800 calorie, dolce compreso. Da non perdere, però, l'aperitivo sulla terrazza dell'hotel Caesar Augustus, belvedere mozzafiato sul mare. A cena, il ristorante più apprezzato è il Cucciolo, verso i ruderi di villa Damecuta, dove ordinare il triangolo di paste con gamberi freschi e zucchine. O il pergolato del ristorante Da Gelsomina, che offre alici marinate e coniglio all'isolana. Davanti, solo mare, cielo, rocce.

PICCOLI HOTEL TRA BOUIGANVILLE E TERRAZZE
Sono i preferiti dall'intellighenzia di passo che raggiunge l'isola, in fuga dalle città frenetiche, i nuovi bed & breakfast di Anacapri. Riedizione di charme delle tradizionali pensioni, ma dotati di tutti i comfort, dall'aria condizionata al frigobar, sono spesso a conduzione familiare e assai accoglienti. In mezzo ai vigneti, sulla strada verso i ruderi romani di villa Damecuta, il piccolo hotel II mulino è il preferito dal giornalista economico americano Alan Friedman. Ricavato da un antico mulino, mantiene la struttura delle case tradizionali, con le colonne candide che sorreggono le cannucce e il giardino fiorito dove si fa colazione tra olivi e piante di limone.
Infatti, alcune delle sei camere con il pavimento azzurro cielo si affacciano su giardinetti privati. La proprietaria, Antonietta, è una vera miniera di aneddoti e di notizie sugli eventi anacapresi e si presta volentieri ad accompagnare gli ospiti per tutta l'isola, suggerendo passeggiate e luoghi poco noti, fuori degli itinerari più battuti.
Molto centrale, raggiungibile direttamente in taxi, ma a pochi passi dal centro storico pedonale, l'hotel La bougainville ha un'aria più cittadina: edificio moderno, divani bianchi nella hall, imponente bancone della reception e 12 camere, ognuna con balcone privato, in delicati toni pastello.
A pochi passi dalla piazzetta di Caprile, ombreggiata dal grande leccio, l'albergo Senaria è stato ricavato da una casa tipicamente anacaprese, tinteggiata di bianco, con ampi archi rivolti verso il mare, un piccolo giardino con alberi di limone e una terrazza attrezzata con sdraio e lettini per i bagni di sole. Ma la novità, per un albergo isolano, sono gli interni, moderni e raffinati, con un'attenzione al design firmato: poltroncine di Philippe Starck, lampade Artemide e Fontana Arte, piante e fiori disposti con cura. Qui si è accolti come in una casa dai proprietari, i giovani Vincenzo e Veronica, rampolli della grande famiglia che da anni conduce il ristorante La rondinella, nel cuore del paese, dove possono cenare gli ospiti dell'albergo che scelgono il trattamento di mezza pensione: e gustare sulla terrazza, sotto il pergolato, gli ottimi spaghetti alla ciammurra e il semifreddo al caffè con le mandorle.
Nella stessa stradina dell'albergo Senaria, ma più lontano dalla piazzetta, si scopre poi Casa Caprile : la costruì nel 1904 la regina Victoria di Svezia, innamorata del luogo, e oggi è stata restaurata e trasformata in un albergo di grande fascino, una piccola oasi mediterranea con camere dal balconcino.
Attorno, un giardino di piante esotiche e cipressi e l'ampia terrazza ventilata dove si fa colazione. Certamente, in queste piccole strutture si gode di un'ospitalità cordiale e spontanea, molto in sintonia con lo spirito del luogo. Ma chi preferisce un alloggio più formale, con maggiori servizi, può prenotare i due grandi alberghi "storici": il Capri Palace e il Caesar Augustus. Eleganza fastosa ed esotica il primo, fondato negli anni Sessanta da Mario e Rita Cacace in posizione strategica, a breve distanza da Villa San Michele, dalla seggiovia per il monte Solaro e dal grande emporio di famiglia, l'elegante Mariorita, precursore delle moderne boutique multimarca. Oggi il figlio Tonino lo ha trasformato in uno stupefacente shangri-la famoso nel mondo: delle 110 camere originarie ne sono rimaste 72, ampie e sofisticatissime, piscina, pianobar ispirato a un palazzo di maharaja con terrazza-giardino popolata di gladioli giganti. Un'aria più tranquilla, di bon ton facoltoso, l'hotel Caesar Augustus, 4 stelle arredato come un'abitazione privata signorile e soignée, affidato alle cure di Fabrizia Criscuolo che accoglie gli ospiti come una sorridente padrona di casa. E se il Capri Palace è il lusso hollywoodiano, la celebrata terrazza del Caesar Augustus è il perfetto palcoscenico dei tramonti in technicolor, un belvedere su Marina Grande e Palazzo a Mare; di fronte il golfo di Napoli e, sulla destra, punta Campanella e gli isolotti Li Galli.

AFFITTO: VILLE CON GIARDINO
La vera vacanza anacaprese si fa in casa. Una casa con muri spessi e camere fresche, giardino con olivi e fichi d'india, e terrazze all'ombra, dove impigrire di giorno e cenare davanti a tramonti di fuoco.
Un'oasi privata da affittare. Come la Domus aurea, nel parco Silvania, sui pendii di cala del Rio. Si raggiunge in taxi per la stradina a tornanti nel parco; poi un breve sentiero con qualche scalino arriva alla villa, su due piani. In quello superiore abitano i proprietari, anacapresi; il pianoterra invece, dai grandi finestroni, ospita l'appartamento affittato a settimana, o al mese. Ecco l'ampio, arioso soggiorno con divani e angolo pranzo adiacente alla cucina a vista; il corridoio che porta alla zona notte: camera matrimoniale con letto in ferro battuto, camera a due letti e due bagni, uno più grande, con vecchia vasca a zampe, l'altro con doccia e lavatrice. In casa c'è il telefono (i cellulari funzionano solo sulla terrazza più esterna). Unico difetto, l'arredamento d'epoca ma rifatto, in contrasto con l'atmosfera genuina della casa. Ma il giardino è meraviglioso: una serie di balze, fitte di piante e fiori che scendono verso la piscina a picco sul mare. Una visione indimenticabile soprattutto al tramonto, da godere dalla terrazza più ampia.
Villa Cicirinella è a dieci minuti a piedi dal centro di Anacapri e si raggiunge anche in auto. È la bella abitazione di una facoltosa famiglia napoletana, costruita ai primi del Novecento in una zona oggi contornata da altre residenze, ma protetta da un ampio giardino con alberi di limoni, piante da frutto, palme, e grande rigoglio di fiori. Ha pavimenti in ceramica di Amalfi, soffitti a volta, ampie terrazze coperte, ed è arredata con mobili di famiglia. Al pianoterra si trovano l'accogliente salotto, con divanetti e poltrone dai toni solari, la sala da pranzo, con tavolo per 10 persone, l'ampia cucina, una camera a due letti e un bagno; al primo piano, tre camere matrimoniali, una singola, e un solo bagno (un altro è in costruzione). La più comoda e spettacolare è la camera dei padroni di casa, con camino, letto con testiera in legno dei '600 spagnolo, un angolo studio aperto sull'ampia terrazza. Anche qui gli spazi più affascinanti sono all'aperto: dal patio con tavolo per 8-10 persone al cortile-solarium, al bel prato ai margini del limoneto, dove riposare su sdraio e lettini.
In località Monticello, a cala del Rio, si trova villa Solage, spaziosa, moderna, con prati curatissimi, palme, gerani e olivi secolari. Si può raggiungere in auto, anche se con qualche difficoltà. Oppure a piedi per la statale, o ancora con la scalinatiella longa longa e alquanto ripida che porta dritto in paese. Per spazi, concezione e rifiniture, la villa ricorda le case hollywoodiane più che le casette anacapresi: porte laccate, applique e piantane in cristallo e metallo brunito, bagni modernissimi e, qua e là, qualche bel pezzo d'epoca. A pianoterra si apre l'ampio e luminoso salone dal pavimento in cotto e ceramica bianca, di un disegno antico e modernissimo, sotto volte a crociera. Un camino altrettanto moderno, in marmo bianco e azzurro, riprende i colori della casa, dai divani a fiori alle piastrelle in vetrocemento. Una scala in legno biondo sale al primo piano: salone e sala da pranzo, con lungo tavolo in stile gustaviano, si aprono sulla cucina perfettamente attrezzata. Sempre al pianterreno si trovano una camera matrimoniale con bagno proprio, una camera di servizio con letto a una piazza e mezzo, e bagno, e un secondo bagno per gli ospiti con idromassaggio. AI piano superiore una camera matrimoniale, con bagno interno, una camera con due divani letto, e una terza stanza con letto a castello (e un terzo letto estraibile), servite entrambe dallo stesso bagno. La villa può dunque ospitare fino a 13 persone. Il giardino, soprattutto, si presta a essere vissuto. Oltre a due grandi tavoli ovali con le relative sedie, infatti, dispone anche di una cucina esterna d'appoggio con forno.
Un viale lungo la via della Grotta Azzurra di Anacapri porta a La calmezza, villa caprese di 350 metri quadri, con 2000 di giardino mediterraneo coltivato con viti, olivi, alberi da frutto e orto. L'abitazione si sviluppa su due livelli: al pianoterra c'è la grande cucina con tavolo da pranzo per 10 persone, tv e un camino.
Annessa alla cucina c'è una camera destinata alla domestica, con un letto e un piccolo bagno. Sullo stesso piano, ma a un livello inferiore, c'è un salone di rappresentanza con ampie vetrate. Di qui, una bellissima scala in legno va al piano superiore, con la zona notte. Due camere matrimoniali, una con un letto e un altro aggiunto, una quarta cameretta con letto singolo, sono servite da due bagni. La finestra del corridoio offre uno scorcio indimenticabile di Ischia.
Infine, un'abitazione particolare: torre La guardia, che comprende tre edifici separati, in posizione panoramicissima su una collina, con vista spettacolare sul faro e su cala del Rio. Tutt'attorno, un parco di 4000 metri quadri con alberi pregiati. La proprietaria, una baronessa austriaca, affitta tutti e tre i corpi, in cui si possono sistemare complessivamente 6 persone.
I bambini sono accettati dai 10 anni in su.
Nella torre del Quattrocento, la camera da letto matrimoniale è a pianterreno, al piano superiore c'è lo studiolo-biblioteca con mobili antichi e un bagno. Il secondo corpo ospita una camera da letto matrimoniale e un bagno. La villa, infine, ha un grande soggiorno con camino, con divani rivestiti in cotone e cru, cucina, una camera con due letti singoli e bagno.
Ovunque si riconosce un grande gusto negli arredi, con tessuti in cotone e mobili d'antiquariato.

ESSERE CHIC SULL'ISOLA
Lo scrittore dandy rievoca lo stile stravagante degli intellettuali ad Anacapri: da Gor'kij a Moravia ad Auden. Con alcuni consigli per gli eleganti di oggi. A cominciare dal Moleskine per arrivare al Panama.

di Giuseppe Scaraffia

Il sole di Anacapri "aveva l'acuità del diamante e quando cadeva su una roccia pareva schizzare tutt'intorno una pioggia di schegge", scriveva Frederic Prokosch. Gli scrittori che nel Novecento approdavano tra le casette bianche di Anacapri, allontanandosi dal brusio mondano della piazzetta, trovavano una vita a buon prezzo su quel tappeto volante d'alberi e d'erba sospeso sul blu del panorama. "L'occhio", constatava Alberto Savinio, "di quassù salta direttamente sul mare.
Sopra un mare nudo, deserto, spettrale." Anche se le caciotte avevano ancora "la verginità del latte" apprezzata da Gabriele d'Annunzio e il vino bianco l'acidula secchezza amata da Lenin e Gor'ki, lo stile di vita era profondamente mutato dalla seconda metà dell'Ottocento (nella foto a destra, Maksim Gor'k“j con un gruppo di amici. Le immagini sono tratte dal volume a cura di Lea Vergine Capri 1905 -1940, Skira editore). Due fantasmi di pietra - la villa San Michele di Axel Munthe e quella di Jacques de Fersen - restavano, e restano, a rievocare quel mondo scomparso di altezze reali e di viziosità decadenti. "Trarre dalla propria solitudine materia d'arte... del resto una certa quantità di solitudine è indivisibile dalla condizione umana. Non altrettanto vero è l'assioma comune che la solitudine sia l'attributo della originalità e della genialità", scriveva nel 1940 Alberto Moravia in una lettera dal suo eremo di Anacapri. Ci era venuto per la prima volta con Elsa Morante.
Elsa allora aveva vent'anni e i capelli bianchi facevano uno strano contrasto con il viso da adolescente. Si erano stabiliti nella pensione Damecuta, una casetta rosso pompeiano. La loro storia era iniziata quella sera (nella foto in basso a destra, Raffaele Castello, Curzio Malaparte e Alberto Moravia). Quando ci erano tornati, all'inizio della guerra, per lavorare tranquilli e vivere con poco, erano stati provati dalla solitudine e dalla noia. D'altronde Mario Soldati, nelle Lettere da Capri, notava che gli esseri umani hanno bisogno dell'infelicità almeno quanto della felicità. Sulla funlvia per Anacapri si poteva incontrare Wystan Auden, con un calzino diverso dall'altro, accompagnato da una piccola corte di amici. Il poeta presentava i giovanotti con un gesto maestoso delle mani gonfie, scandendo: "Ecco Lady Howard, Madame Kallman e la baronessa Aalto". Norman Douglas (nella foto sopra) - pedofilo e classicista - si fermava a bere il vino che gli offrivano gli ammiratori al caffè Funicolare, assorbendosi nel panorama. Annusava l'aria con il monumentale naso rosso. "Un vento da sud soffiava sulle acque del Mediterraneo, traendone l'umidità che si raccoglieva in spessa nebbiolina sui suoi fianchi e sulle sue alture... Un'aria di irrealtà incombeva sul posto." Evelyn Waugh invece non traeva il minimo piacere dalle bellezze naturali. Per arrivare al Rosaio, la casa di Graham Greene, bisognava risalire per qualche centinaio di metri dopo piazza Caprile. Un piccolo labirinto di sentieri di mattoni rosolati dal sole portava all'ingresso. Quattro camere al pianoterra e un grande locale al primo piano. Green però lavorava in un minuscolo casotto in calce bianca. Secondo gli sbalzi d'umore Anacapri gli sembrava paradisiaca o opprimente. Come diceva Savinio, "il destino quassù non tocca terra ma sta sospeso tra cielo e mare".