testo di Claudia Gualdana

Sembra essere lì da sempre, Villa Malaparte. Acquattata sulle rocce come un animale disteso che guarda distratto verso l'orizzonte in un momento di riposo, in cima a Punta Massullo, a due passi da Capri. Kurt Suckert, alias Curzio Malaparte, uno tra gli scrittori più controversi e certamente tra gli uomini più affascinanti della prima metà del secolo scorso, l'aveva voluta a ogni costo lassù, sfidando regolamenti e leggi. Era già un personaggio della vita pubblica italiana quando, nel 1938, affidò il progetto della villa a un noto architetto razionalista, Adalberto Libera. Il quale fu in qualche modo una sua vittima.
Lo scrittore di Kaputt e La pelle, il racconto apocalittico dell'arrivo degli alleati a Napoli alla fine della Seconda Guerra Mondiale, non era certo un tipo semplice da gestire. Contradditorio, narcisista, dotato di uno straordinario senso estetico, uomo di carattere, ma in fondo fragilissimo, come tutti gli artisti, era un mondano dall'anima solitaria, innamorato solo della bellezza, di se stesso e dei suoi cani. Basti pensare che, nel corso dei suoi lunghi viaggi, inviava cartoline a Febo, il suo cane prediletto. L'indirizzo era: «A Febo Malaparte, Capri». Amava i luoghi più delle persone, come i veri malinconici. L'architetto dovette capirlo in fretta, data la mole di discussioni intorno al progetto e alla sua realizzazione, per ragioni di denaro e di gusto.
Malaparte voleva legarsi per sempre a Capri. L'isola lo aveva sedotto da quando, grazie all'amicizia di Galeazzo Ciano, era riuscito a mitigare una punizione esemplare di Mussolini, facendosi trasferire a Ischia da Lipari, dove si trovava al confino per una brutta faccenda legata a Italo Balbo. Lo scrittore era bravo a farsi dei nemici, per poi cambiare pelle seducendo con il suo carisma naturale. Secondo alcuni, era un opportunista. Tuttavia, pagò i conti in sospeso con la vita.
Non avrebbe scelto quel nome Malaparte, cioè che sta sempre dalla parte sbagliata se, come è stato detto, fosse stato un arrivista anziché un ambizioso di talento. Comunque sia, Lipari non gli piacque, e fu felice di essere trasferito a Ischia. Iniziò allora la sua storia con Capri; l'unico, tra i suoi amori, a durare per tutta la vita.

La Villa a Punta Massullo è un'autentica opera d'arte. Lo scrittore ottenne il permesso di costruirla lassù, dove altri non avrebbero mai potuto, grazie alle amicizie con i gerarchi fascisti. La costruzione di quel miracolo architettonico, che ha affascinato molti, da Jean Luc Godard, che negli anni Sessanta vi girò Il disprezzo, con Brigitte Bardot, fino a Karl Lagerfeld, fu lenta e costosa. Del resto Malaparte, nato in una famiglia borghese, aveva bisogno di creare qualcosa a sua immagine e somiglianza: «Una casa come me», diceva. Forse per questo la definiva «triste, dura, severa», anche se, in una lettera del 1946, aggiunge: «È quel che più amo al mondo». Questo borghese figlio di un tedesco e di una bella signora milanese, cresciuto in Toscana e toscano nell'anima, era abituato ai palazzi dell'alta società. Uno dei suoi grandi amori fu, infatti, Virginia Agnelli, la madre dell avvocato". Il suo senso estetico richiedeva grandi spazi, perciò volle un salone di 15 metri per 8; aveva una predilezione per il vuoto abitato da pochi oggetti, purché belli e di valore. Il salone era infatti semideserto: protagonista doveva essere il panorama che si ammira dalle finestre a picco sul mare, con i faraglioni e la grotta bianca. Una casa che al piano terra ha le stanze per gli ospiti e, a quello superiore, oltre alla grande sala e alla camera da letto dello scrittore, la "stanza della favorita". Si dice che una signora di Roma abbia rifiutato di dormirvi: evidentemente, non le andava a genio l'idea di essere la favorita, reale o virtuale, di Malaparte. Così, prese i bagagli e tornò a casa.

Gli aneddoti si sprecano, intorno a Villa Malaparte. La casa adagiata su Punta Massullo era il teatro del "bello di terza pagina", come amava chiamarlo Anton Giulio Bragaglia. Qui Malaparte riceveva generali, politici, diplomatici, scrittori, aristocratici. Tra gli ospiti, anche Benedetto Croce e Palmiro Togliatti, che vi giunse nel 1944, nei giorni dell'eruzione del Vesuvio, mentre «la costa di Sorrento e d'Amalfi, l'isola di Capri erano coperte da uno spesso strato di cenere livida». Ma il rapporto con Capri non fu sempre idilliaco. Una volta, per esempio, commise uno dei suoi tanti errori diplomatici, lasciandosi sfuggire un commento spiacevole. I capresi reagirono con altrettanta diplomazia e gli fecero sapere di non tornare più sull'isola. Malaparte partì subito: temeva il peggio per il suo piccolo regno sulle rocce. Raggiunse la casa in battello, per evitare i pomodori e le uova marce promessi dagli isolani. Il principe Giovanni Caracciolo Carafa e due suoi amici gli fecero visita per chiedergli spiegazioni. In breve, lo scrittore passò la notte barricato in casa, dopo aver comunicato a Caracciolo che teneva sempre con sé un'accetta ben affilata. Qui visse anche i suoi amori, numerosi, intensi. Malaparte era molto amato dalle donne: era attraente, intelligente e imprendibile. Qualcuna ha fatto pazzie per lui.
Lui, invece, la pazzia più grande la fece costruendo la sua villa, che è legata alla sua figura di intellettuale, scrittore e uomo, come il Vittoriale è legato a D'Annunzio. Austera, lineare, in qualche modo enigmatica, Villa Malaparte sorge sotto quel cielo in cui il suo proprietario immaginò di vedere Giunone e Venere sorridere, in uno dei passi più toccanti di La pelle, mentre le divinità assistono allo scempio di Napoli, dell'Italia, dell'Europa e del mondo intero durante la guerra. La villa a Punta Massullo appartenne a un italiano poco italiano, anche se dannatamente italiano. Un calembour di parole che è una contraddizione. Così come Curzio Malaparte fu una contraddizione vivente.

LA SERA CI TROVAMMO IN PIAZZETTA
Storie di gente poco comune. Storie di divismo di ieri, quando i Vip non si scrivevano ancora Vip. E il rutilante mondo dei soliti noti era ancora un mondo da "jetset". La piazzetta di Capri era il simbolo di una mondanità felice, sorridente, intenta a firmare autografi tra un "cheese" e l'altro dei paparazzi. Alcuni erano arrivati a Capri anche per lavoro. Come Jack Lemmon (a destra): nel 1972 girò sull'isola Cosa è successo tra mio padre e tua madre di Billy Wilder. O come Clark Gable e Sophia Loren (in basso a destra), protagonisti di un non certo indimenticabile La baia di Napoli di Melville Shavelson, penultimo film del baffuto rubacuori americano. La luna caprese aveva stregato anche Jacqueline Kennedy Onassis (a sinistra), l'eternamente "first lady'.' Altri tempi, in bianco e nero. Tempi di emozioniun po' naif, di grandi panfili che parevano usciti da un sogno e di vite che erano scritte con l'inchiostro dei sogni. Anni Sessanta, primi anni Settanta, con Hollywood che si celebrava in trasferta, sotto il sole di Capri. Dove i divi si davano appuntamento. E dove, nelle calde serate d'estate, era facile incontrare Kirk Douglas (a lato) comodamente e pigramente seduto al tavolo di un ristorante. Oppure intento a sorseggiare, in un bar della piazzetta, un aperitivo: anteprima di una serata di sfrenato divismo d'altri tempi. Quando lo star system non era ancora intossicato di bodyguard, di nevrosi, di spocchie e di presunzioni varie. Quando le star ancora si fermavano a parlare e stringevano mani, senza fare una piega. Senza piegarsi troppo alle regole del business e dell'immagine mediatica. Solo la piazzetta di Capri è rimasta la stessa, (bv)

DOLCE VITA NEL GOLFO DI NAPOLI
Capri Palace
La vista sul golfo, con Procida e Ischia sullo sfondo, è davvero unica. Ma anche gli interni di questo albergo, in stile neoclassico, sono luminosi come il Mediterraneo. Notevoli il ristorante, che propone alta cucina radicata nella tradizione locale, e la beauty farm di livello internazionale. Oltre alle 82 camere (foto sotto), l'hotel dispone di suite d'eccellenza. Come Megaron: un paradiso di 150 mq , con giardino pensile e piscina. Tel. 081.9780111 www.capripalace.com

Grand Hotel Quisisana
È un classico dell'accoglienza caprese: un hotel antico, vastissimo e dotato di ogni comfort. Vanta addirittura un teatro progettato nel 1929 da Giò Ponti. 143 camere personalizzate, belle suite, due ottimi ristoranti, palestra, Spa e piscina (foto sotto) fanno il resto. Punto d'incontro del jetset internazionale, è uno dei templi della bella vita e del relax. Naturalmente, lo scenario è il magnifico panorama dell'isola. E dei faraglioni. Tel. 081.8370788 www.quisi.com