Capriccio degli dei, isola dell'amore, terra incantata, isola azzurra. Chissà quante cose si sono lette su Capri: alta letteratura, mitologia, gossip, guide. Se poi si clicca su Google, in una manciata di secondi spuntano più di sette milioni di voci. Diventa difficile orientarsi, quando si tratta di dare coordinate concrete al sogno. Allora dimentichiamoci tutto. In fondo, il segreto del buon viaggiatore o lettore dovrebbe essere quello di incamerare per tempo una buona dose di informazioni, e digerirle, lasciarle decantare per coglierne l'essenza. In questo, l'isola azzurra diventa subito complice. Non costa fatica convincerla.
Lasciata alle spalle Napoli, la terraferma con le sue puzze, i suoi rumori, il suo caos, va seppellito ogni cattivo pensiero, perché questo impone lo spirito del luogo. Guardando a prua si vedrà allungarsi il profilo della roccia dolomitica disteso tra est e ovest, tra il picco del monte Solaro e la collina dominata da villa Jovis, il più importante dei palazzi costruiti dal nostro Imperatore. Tiberio, ovviamente. Meno importanti, ma visibili in alta stagione, appena entrati nel porto di Marina Grande, le tracce della presenza dei potenti della nostra epoca. Quasi sempre fa bella mostra di sé il Candida, due alberi vintage di Diego della Valle, accanto al quale dondola il Marlin, piccolo faSt commuter con il quale John Fitzgerald Kennedy si spostava tra Manhattan e Long Island. Per le barche più grandi, nella darsena non c'è abbastanza spazio e allora stanno all'ancora a un miglio dalla costa.
Ma qui non vogliamo darvi indicazioni da Vip watchers. I Vip, se ancora esistono, non si fanno vedere in giro, se non ridicolmente scortati da guardie del corpo, una presenza estranea al costume locale, come del resto la fauna dei pochi che si ostinano a indossare giacca e cravatta. Allo sbarco, valigie ai facchini (che le porteranno fino all'albergo) e su in taxi verso il paese, a meno di salire in funicolare, alla maniera dei locali.
Il trasferimento è finito, ora comincia il viaggio a Capri. E comincia dal cuore, la piazza. Sotto gli ombrelloni dei quattro caffè si sta freschi anche quando tira l'umido scirocco. E i camerieri sono talmente svegli che capiscono cosa preferisci bere prima ancora che tu ti sia espresso. Se sei straniero, sanno anche se rivolgersi a te in inglese, francese o tedesco. Come non abbandonarsi e farsi coccolare, per quanto a un prezzo non esattamente popolare? (Sempre meno della Costa Smeralda...). Lo struscio è lo spettacolo, soprattutto in tarda mattinata e prima di cena. A mezzogiorno, sfogliando i quotidiani nella storica edicola ai piedi del campanile, i giovani tiratardi fanno breakfast prima di tra
scinarsi fino al mare mescolandosi a chi gusta l'aperitivo. A sera, per cocktail e champagne, la terrazza del Quisisana: dicono i capresi che la bella stagione comincia il giorno in cui riapre questo storico albergo.
È vero che qui il tempo sembra dilatarsi. Ma il segreto, soprattutto se si viene solo per un fine settimana, è adattarsi al ritmo, non correre e non pretendere di vedere tutto, quasi fosse un weekend di musei a Londra o Parigi. Poche cose, dunque, perché il segreto è il cambio di marcia. Se siete pigri o stanchissimi, Marina Piccola, shopping e negozi griffati: è la parte più facile, praticamente non si cammina. A Torre Saracena l'inarrestabile Domenico serve crudi nostrani che fanno impallidire qualsiasi sashimi, e paste "cafone": con le patate, con mandorle e piselli, tubettoni con le cozze, e il classico repertorio di mare. Fatevi raccontare la storia della "bella pezzogna" (una leggenda, anche se a noi piace crederci) e, se la salita è troppo erta, c'è un gozzo che alleggerisce il cammino.
Al contrario, se le forze e la curiosità vi spingono, è a disposizione l'Isola dei Pedoni, attraversata ogni tanto dai carrellini elettrici, unici mezzi autorizzati a circolare. E l'Oriente, è il reticolo dei muri a calce dei vicoli medievali verso il Castello e sotto il Castiglione, è la pineta nascosta di via Tuoro, la roccia scoperta che brucia al sole, è il vento che porta il profumo della macchia mediterranea e si mescola con quello delle essenze.
Le distanze non sono mai drammatiche. Costruisci la tua Capri à la carte giocando con alcuni spunti. Classico e archeologico: dalla piazza sotto l'arco di via Longano verso Sopramonte. Prima tappa alla bottega di Attilio, sandalaio sopravvissuto alla massificazione assieme alla bellissima moglie svedese. Si sale ancora fino alla Croce e si punta a sinistra, direzione villa Jovis. La chiesetta del San Michele e, mentre il cammino in piano si fa più sciolto, rosmarino, gelsomino e fico d'India si affacciano sereni. La brutta scuola elementare (perché tanto cemento?) si dimentica due curve dopo: villa Lo Pittore, appena restaurata sapientemente, raro esempio di architettura caprese pura; due ville famose (il colonnato della Monetella, con tanto di indirizzo internet, e le palme della Schiava) e si è a metà strada, pronti ad affrontare l'ultimo miglio. È la vera campagna dell'isola, per quanto ogni anno qua e là spunti qualche nuova casa, uno dei punti meno appetiti dalla speculazione edilizia: bisogna camminare. Gli ultimi due tornanti offrono il tratto più impegnativo, ma per fortuna a sudest ristorano i pini di villa Astarita e da ponente una dolce brezza estiva.
Vietato salire senza la mitica guida di Amedeo Maiuri; la si trova alla Conchiglia, libreria e casa editrice specializzatissima in cose locali e non solo: passaggio obbligato, dunque.
Una volta in cima, capisci la grandezza di Tiberio, che trascorse qui gli ultimi dieci anni della sua vita: panorama a 360 gradi. Dal golfo di Salerno alla Costiera amalfitana a Li Galli, dalla penisola sorrentina a Napoli a Procida a Ischia. Uno sguardo nel vuoto per immaginare la vertigine che coglieva gli schiavi disobbedienti; storici malevoli sostengono che l'imperatore li facesse lanciare dal salto che porta il suo nome (297 metri). Mozzafiato. Ma per fortuna oggi si scende con le proprie gambe, alla Croce. C'è un bar amato dai locali, un buon punto di ristoro: bibite e gelati.
La meta ora è Matermania, si risale verso sinistra fino a un'edicola della Madonna. Altro bivio. Due itinerari, due ristoranti. A destra il piano delle Noci (non per le piante, che di noci neanche l'ombra, ma per il nome della famiglia che un tempo lo possedeva), con un belvedere a strapiombo sui mare, e una trattoria che rappresenta l'ultima novità della zona: da Tonino, sotto la pagliarella, con alcune proposte curiose e azzeccate, sorprenderà la lista dei vini.
L'altra stradina finisce invece sotto l'Arco naturale, un classico, come la pizza e il pollo delle Grottelle (chiedere di vedere il vecchio forno, in alto). Meglio rifuggire ovunque dal "vino del contadino e/o della casa". L'enologia campana offre vini di prim'ordine e senza doversi rovinare.
Ora, se il fisico aiuta e si disposti a una passeggiata bella lunga, si ha la possibilità di percorrere uno dei sentieri meno battuti. Non si può sbagliare. Scendendo ancora verso il mare si vola verso la Casa Rossa di Malaparte, il Monacone, i Faraglioni, il Pizzolungo. Più che contare i gradini, è consigliabile badare a non scivolare sul muschio e godersi il cammino.
Tardo pomeriggio. Beauty sleep, e si presenta l'imbarazzo della scelta del ristorante. I posti sono sempre gli stessi. Dal punto di vista enogastronomico ma non solo l'offerta non cambia, con rarissime eccezioni. Se viene sempre tanta gente, perché dovremmo sforzarci?, sembrano chiedersi tanti capresi, salvo lamentarsi dell'esplodere del turismo di massa. Forse qualche innovazione sarebbe salutare, ma non è scontato che sia sempre per il meglio.
A noi piacciono la pizzeria Aurora, il Grottino di Gemma, la Capannina, e i Faraglioni alle Camerelle (tavolini con vistastruscio). Un po' più cari, ma sempre gradevolissimi i ristoranti dei due grandi alberghi: il Quisisana, rilanciato dalla famiglia Morgano), e il Palace ad Anacapri, meta di celebrities che cercano il riposo nella beauty farm inventata dall'attivissimo proprietario, Tonino Cacace.
A completare il quadro, Paolino, per cenare sotto i limoni vicino al vecchio campo sportivo. È diventato una macchina da guerra, forse ha un po' troppi tavoli, ma la qualità resta discreta: oltre al pesce che si trova ovunque, quasi tutto venuto da lontano buona la carne e appetitoso il buffet dei dolci.
Sembra un paradosso, ma Capri non è un classico posto di mare. E lontano dal paese l'azzurro delle acque che la rese celebre, ed è insidiato dall'inquinamento, dagli scarichi del golfo di Napoli e di Salerno, dai rifiuti delle tante barche. E ci vuole almeno mezz'ora di cammino prima di farsi un bagno. Se si hanno bambini, si punta su Marina Piccola, la zona più popolosa che si raggiunge anche coi mezzi. Tanti stabilimenti, da Maria all'Internazionale, dalle Sirene (affittano gommoni e catamarani) a Gioia (la tavola migliore e più defilata). Si cammina fino alla punta dello scoglio delle Sirene cercando di immaginare la fatica di Ulisse.
Ideale per il viaggiatore light (non serve nemmeno lo zainetto), la meta più famosa: i Faraglioni.
In discesa dalla piazzetta al Quisisana, senza spaventarsi scoprendo che via Camerelle si è trasformata in una Fifth Avenue in miniatura: gli artigiani sono stati spazzati via e non esiste griffe che non sia disposta a pagare milioni di curo per assicurarsi una vetrina. Peccato che le stesse cose si trovino a via Condotti o a Montenapoleone, e peccato che a volte in pieno agosto ti colga un brivido caldo davanti all'esposizione di pellicce.
L'alternativa allo shopping globalizzato è via delle Botteghe. Intendiamoci, anche qui trionfano boutique e gioiellerie, ma il tono è più discreto. Attenzione, nel bailamme, da non mancare il buchetto nel quale la dolce Susi da decenni confeziona su misura e cuce con le sue mani costumi e costumini per bambine e signore.
È uno degli ultimi personaggi della vera Capri. Poi Tragara, lungo corridoio fiorito di bougainville, la bella piscina della Scalinatella, granita di gelso alla Brunella e si vola giù sotto il Belvedere. Il vento a tratti buca la pineta ma la frescura è in acqua.
Prima di scegliere tra i Bagni da Luigi e la Fontelina, guardate il mare. Se lo scirocco riempie di sporcizia il porto naturale di Tragara, meglio andare dall'altra parte. Se il vento è fresco, tuffatevi sotto lo scoglio del Monacone: è il Blu di Capri.
Quanto alle cucine, non abbiamo nessun dubbio. Alla Fontelina si rimane sul classico: sangria sugli scogli e poi spaghetti alle vongole impeccabili, pesce e verdure. Tonino, il massiccio patron, vigila sornione.
La vita notturna non offre granché: il Number Two, che da decenni risucchia astanti davanti al Quisisana, il Musmè, gettonato dai più giovani. E tirate tardi se volete andare a cantare e a sgolarvi in mezzo all'autentico casino dell'Anima e Core: il locale è stato appena rifatto e Guido Lembo è una forza della natura che smuove persino i più timidi. Potreste sorprendervi mentre ballate sul tavolo alle prime luci dell'alba.
Per chi ama defilarsi, o magari dorme in barca nell'affollata darsena di Marina Grande, il rifugio è l'Approdo con il contiguo Smeraldo: pizza, simpatia, pesce e poco rumore. Sempre sotto il segno del relax e divertimento.
A Capri mai pretendere puntualità: si può cominciare a pensare di andarsene solo se l'amico è in ritardo di tre quarti d'ora. Non prima. E mai dimenticare di rendere omaggio all'Imperatore Tiberio, genius loci: fate un salto (la navetta è vicino alla biglietteria degli aliscafi) a Palazzo a mare. Tra Marina Grande e la Grotta Azzurra se ne intuisce appena la dimensione: i resti di un ninfeo e un piccolo bacino dove riparava una triremi. Tirando molliche di pane ai pesciolini, ai Bagni di Tiberio dai quali partì per diventare famoso nel mondo il "limoncino" di Maria De Martino celebrate con vino ghiacciato e frutti di mare. Ripartire sarà difficile. E qualcuno rimane per sempre.

CAPRI MONAMOUR
Amore a prima vista tra Capri e Pierluigi loro Piana, imprenditore di straordinario successo, uno dei massimi esperti di tessuti del mondo. «Amici e buonumore, questo significa per me Capri dove torno da vent'anni. Viverla, anche per chi arriva per la prima volta, è semplice. Di giorno, affittando un gozzo a Marina Grande, il giro dell'isola, con tappa obbligata da O' riccio o alla Fontelina per un piatto di pennette sciuèsciuè. A sera l'aperitivo in piazzetta; basta chiedere "quello del Professore" pompelmo, Campari e vodka che secondo Roberto Mazza, il Professore appunto, va bene anche di mattina. Poi una passeggiata (ogni volta si scopre un angolo nuovo), il tramonto da Villa Tiberio, l'imperdibile notte aII'Anema e Core: musica travolgente, canti e balli sui tavoli». Da appassionato velista, Loro Piana sarà a Capri per la storica Regata dei Tre Golfi: «Ho un fantastico rapporto con Napoli e i napoletani, come già mio padre del resto, che mi parlava del Circolo Italia come di un tempio della vela. La Tre Golfi ha tutto: storia e tradizione, la partenza a mezzanotte tra mille luci che lasci alle spalle, il passaggio a Ventotene al tramonto, l'alba tra Ischia e Capri.., con inoltre una formula indovinata, che ti permette di passare due weekend, o tutta la settimana per chi ha tempo, in un campo di regata tra i più belli del mondo».