A parlare di Capri si ha la sensazione netta di arrivare ultimo che più ultimo non si può. In qualche modo però ci si rasserena pensando che in questo momento ce ne sarà un altro che a sua volta sta scrivendo di Capri dopo dite. Tutti, presumo proprio tutti, siamo stati a Capri più volte e a ogni approdo abbiamo pensato a com'era bella l'isola in quella stagione, a com'era limpida l'acqua dei Faraglioni e a come la sua Piazzetta poteva vantarsi d'essere proprio l'unica nel diritto di chiamarsi così. Perché questa è la singolarità di Capri: alcune cose simili a quelle di un'altra isola o di un altro posto d'Italia, a Capri sembrano diverse, uniche, speciali. Capri regno della mondanità, della stravaganza e dell'eleganza. Capri meta e rifugio di grandi scrittori e penso a Curzio Malaparte. Ma anche luogo che consente periodi di eremitaggio. E poi la Capri degli antichi romani, con le ville imperiali ricordate da Tacito nei suoi famosi Annali. E ancora le grotte che hanno conservato a distanza di secoli lo stesso mistero. E proprio vero che ci sono località che sono naturalmente intriganti e misteriose e rimangono con la stessa naturalezza nella memoria del viaggiatore e altre che scivolano via. Non so quante volte sono stato a Capri ma ogni volta mi sono stupito, ogni volta ne ho colto un aspetto, un odore, un colore diverso. Come se non ci fossi stato mai. E se ti accade di vedere un film ambientato a Capri, e ce ne sono stati tanti, anche attraverso quelle immagini scopri qualcosa di inedito. Se pensiamo che persino una "caprese" è ovviamente diversa secondo chi la prepara e secondo ovviamente la mozzarella che viene immolata ecco che quest'isola magica e meravigliosa ti sfugge e ti ricorda la sua imprendibilità. Ho lavorato a lungo con Peppino di Capri ma non gli ho mai chiesto di parlarmi di Capri, perché se un artista decide di chiamarsi come il luogo dove è nato, non mi sembra ci sia molto da aggiungere.
Ritorno sulla capacità di quest'isola d'essere misteriosa. E lo è anche nel rapporto con Anacapri. Si conoscono, sono parenti, sono una in qualche modo costola dell'altra eppure sono diverse. Anacapri ha una austerità che forse Capri non ha. Come i gemelli che, secondo nascita, sono uno più severo dell'altro. Anacapri, meno turistica e vorrei dire meno marinara, sembra una sorella maggiore di Capri che ancora ammalia e illude con i faraglioni, con la qualità del suo mare, con i mille punti di fuga della sua costa. Ho ripetuto più volte parlando di altre isole come la conformazione delle medesime sia incline alle passioni d'amore o alle fughe d'amore. Anche alle conclusioni d'amore, aggiungo in questa circostanza. Un po' perché, come qualcuno mi ha spiegato. essendo Capri veramente molto bella non è sempre condiscendente con chi intenda frugarla più di tanto per scoprirne luoghi inediti e appartati. Perdonate il vuoto di memoria ma non mi viene alla mente lo scrittore, di certo non italiano, che pubblicò un racconto molti anni fa nel quale riferiva di questa sua storia sentimentale che con un soggiorno a Capri intendeva far uscire da una lunga crisi. Al contrario, il protagonista del racconto, forse lo stesso scrittore, dopo qualche settimana si vide costretto a dichiarare conclusa la sua storia e a trame una riflessione: ii tuo cercare un modo per ricreare un sentimento compromesso non può avvenire in una scenografia coinvolgente e distraente. Quella scenografia è fatta per fare innamorare chi ancora non lo è stato ma è negativa per chi pretende di "usarla" per mettere di nuovo in moto un sentimento in caduta libera.
Visitai, anni fa. la villa Jovis sul monte Tiberio dove l'archeologo Maturi. 70 anni fa, portò alla luce una struttura importante. Colpito dalla visione di questi reperti andai a cercarmi i racconti di Tacito e scoprii che Tiberio imperatore diresse da quella villa per dieci anni, dal 27 al 37 d.C., le sorti dell'impero. Bravo, Tiberio a essere riuscito a risiedere a Capri e a guidare l'impero romano. In altra occasione mi feci raccontare, amando io il Futurismo, le cene futuriste inventate da Marinetti o da Prampolini nel famosissimo "Quisisana" di Capri. E lì mi parlarono anche delle caciotte tanto amate da Gabriele D'Annunzio o del vino bianco di Anacapri che sedusse Graham Greene e mi hanno voluto aggiungere Lenin e Gorkij. Su Marinetti e su D'Annunzio non ho dubbi e così su Graham Greene. Su Lenin e Gorkij vorrei, come suol dirsi, pezze d'appoggio che al momento non trovai. Però, già solo ripensare a Capri per scriverne ti fa sentire meglio se la memoria si comporta bene.
- Maurizio Costanzo

Benedetta Valanzano - SE RINASCESSI, VORREI ESSERE UN PESCE.
I miei ricordi di Capri sono legati all'adolescenza», dice Benedetta Valanzano, che abbiamo visto nel ruolo di Immacolata in Elisa di Rivombrosa 2, in Carabinieri 3 e nel film di Jerry Calà Vita Smeralda. Un'adolescenza da cui è appena uscita, visto che Benedetta ha solo ventun anni. «I miei genitori, entrambi insegnanti, napoletani doc, mi portavano spesso a Capri dove, in Piazzetta, ero affascinata dalla mondanità: attori, politici, personaggi visti soltanto in tv. Capri, rispetto a Napoli, è sempre stata un'isola vicina e allo stesso tempo lontana per il fascino misterioso che ha sempre esercitato su di noi. Il mio rapporto col mare è cominciato quando avevo due anni e mia madre mi gettò letteralmente in ac
qua a Positano: era il suo modo, controllato ovviamente, per insegnarmi a nuotare. Da allora io adoro stare nell'acqua e ancor più sott'acqua in apnea. Volevo fare un corso da sub ma la mamma ha preferito, per ora, glissare sull'argomento. dato che sa bene quanto io sia spericolata. Chissà, in futuro. La mia famiglia non ha mai avuto una propria barca, solo goz zetti a noleggio, il miglior modo, per me, per andare per mare che si vive in modo totale proprio sulle isole: noi siamo stati per anni aficionados dell'isola dei Galli, per restare qui in Campania. Di una cosa sono certa: se dovessi rinascere e la metempsicosi fosse una realtà vorrei essere un pesce, è il mare il mio habitat biologico».
- MG

EMILIO FEDE LUOGO DELLA MEMORIA
Capri è la mia memoria, il ricordo dolce elle note di Dans mon île di Henri Salvador, I sole isolano e il fresco degli alberi, i giri sui gozzi dei pescatori a Cala Luna o a Cala Ventroso, gli odori forti, l'aria che ti eccita, ti dà vigore, ti carica». Emilio Fede frequenta Capri da 35 anni e non potrebbe fare a meno di un soggiorno annuale nell'isola dei Faraglioni. «Capri è la mia dimensione di pace», confessa il direttore del Tg4, appuntamento tra i più seguiti e apprezzati dell'informazione Mediset. «Ho casa ad Anacapri e raramente scendo in Piazzetta. D'estate amo solarmi: ma non manco una visita alla piccola gelateria che ogni anno è sempre più minuscola o dal calzolaio, botteghe che, faticosamente, resistono all'attacco delle nuove boutique. In Piazzetta ci si andava un tempo al ritorno dal mare, quando i due sindaci, di Capri e di Anacapri, neppure si parlavano: oggi hanno instaurato un dialogo, un po' come dovrebbe avvenire sulla nostra scena politica. E l'élite turistica caprese preferisce Anacapri: dalla Annunziata a Della Valle, a Montezemolo, proprio perché è la Capri meno chiassosa, più interlocutrice, a differenza dell'altra Capri dal turismo più rumorosamente avventuroso. Certo, esco spesso a cena con amici, magari ci ritroviamo a La Rondinella ad Anacapri, dove il pesce è squisitamente fresco, ma bypasso puntualmente la Piazzetta. Una parte della mia serata, comunque, non posso non trascorrerla sdraiato sul mio terrazzo a guardare le stelle: stelle particolari quelle sopra Capri. Le guardo e ricordo quando ero inviato del Tg1 e, partendo per l'Africa, sorvolavo Capri con la consapevolezza che, magari, non l'avrei rivista per un lungo tempo. Per me era una stretta al cuore».
- Michele Giordano