di Anna Maria Boniello

A guardarla da lontano, secondo la visuale prescelta, c'è chi l'ha definita come un volto femminile dalla chima fluente abbandonata sull'acqua, chi ha intravisto una sagoma di donna dormiente, altri ancora il profilo di una capra, da cui il nome di isola abitata da capre. A ben vedere, più sottocosta, questo magnifico scoglio di roccia dolomitica sorto dal mare è un susseguirsi di coste frastagliate, ricche di anfratti e calette nascoste dove, a volte, per l'uomo è anche difficile avventurarsi. Tra tutti, l'antro più celebrato e famoso nel mondo è senz'altro la Grotta Azzurra. Ma l'isola racchiude un'infinità di piccole grotte naturali che si possono visitare solo a nuoto o, al limite, su un piccolo gozzo in legno.
Partendo da Marina Grande, poco prima della regina di tutte le grotte, quella Azzurra appunto, tappa d'obbligo sono i bagni di Tiberio dove far sosta anche per ammirare i ruderi di Palazzo a Mare, l'antica dimora imperiale che ben si addice a dare il via al tour tra le bellezze meno conosciute della costa isolana. Ripresa la marcia, subito dopo è la volta della grotta dello Sbruffo e della Colonnella, seguite a poca distanza da quella dell'Arcera.
Più oltre, proprio sotto la torre Damecuta, una delle più belle zone di Anacapri, si trovano una serie di grotte e di cale. Una put singolare dell'altra e dai nomi intraducibili e inspiegabili che si tramandano nei secoli. A partire dalla Grotta delle lannarelle, alla Cala detta del Lupinaro seguita da Gala del Rio, da Punta Campitiello sino al Limmo. E ancora, doppiando il Faro di Punta Carena, sotto il belvedere della Migliera, un'altra delle zone mozzafiato di Anacapri, c'è la Gala Stavata, la Punta del tuono seguita dalla Gala di Marmolada (che prende nome dalla tipicità della roccia, levigata come il miglior marmo di Carrara). Continuando il giro in gozzo, si arriva alla Grotta dei Santi, il cui nome è dato dalla forma delle rocce simili a Santi raccolti in preghiera, poi quella dello Champagne, per gli spruzzi che investono il visitatore al suo ingresso.
E per finire quelle che cercano di fare concorrenza alla più famosa grotta Azzurra. Sullo stesso versante, a poca distanza dai mitici Faraglioni, si tratta della grotta Rossa, di quella Verde e di quella Bianca o Meravigliosa. I nomi di ciascuna, naturalmente, rimandano alla loro peculiarità principale, il colore dominante che riflettono le rocce alloro interno; in particolare, per quella Bianca, c'è da dire che il gioco è dato Limmo.
dalla presenza di stalattiti e stalagmiti che appiano simili a monumenti della natura. Oltre Marina Piccola, i Faraglioni da cui la vista si allarga allo scoglio del Monacone e alla Punta Massello dove Malaparte fece costruire la sua straordinaria dimora dal simbolico nome "Casa come Me". Ancora un po' e quando si è in vista, ormai, del salto di Tiberio e Villa jovis, anche il rientro in porto è vicino. Con l'approdo a Marina Grande, giunge a termine il periplo di chi ha ammirato tante meraviglie racchiuse nello spazio di soli sette chilometri di costa.

AL BAR SI INCONTRANO CULTURA E CHAMPAGNE

Vista dal mare, Capri sembra un'isola deserta. Senza abitanti, se non pochi indigeni che vivono, così come accade in tutte le isole del pianeta, una vita all'insegna della natura. Lo sky line di quei sette chilometri di roccia, invece, racchiude un microcosmo simile a qualcosa che, qualche volta, lascia pensare a un altro pianeta. Un luogo a parte, dai tempi rarefatti e tutti suoi, che ognuno ritaglia e modella secondo il gusto della propria giornata: Capri può essere mondana e festaiola o intellettuale, in ogni caso è comuqnue la Capri delle sedute in piazzetta, ai bar dei tavolini dove in poche decine di metri si ritrova il gotha della finanza, della politica, dello spettacolo, dello sport e del jet set internazionale. Una mondanità che va molto più in là delle frequentazioni effimere e che qualche volta s'incontra nei locali alla moda o nei ritrovi del by night isolano.
Sull'isola non si vive all'insegna dell'abitudine, bensì è l'improvvisazione la padrona, che qualche volta diventa anche ricercata eccentricità. Il mare e il sole, per molti, sono soltanto accessori, alibi. Ma, sulla gran parte, Capri esercita un fascino e un richiamo irrefrenabile. È difficile, quindi, parlare di Capri se non come un unicum. L'isola può essere vissuta come si vuole. Da chi ama la natura, che può regalarsi passeggiate alla ricerca di panorami mozzafiato odi giri in barca intorno all'isola alla scoperta di cale e anfratti nascosti nella roccia dolomitica. Oppure da chi preferisce ritirarsi all'alba senza mai vedere il sole per tuffarsi nella vita mondana dove il tempo scorre veloce seduti ai bordi di una pedana del night club alla moda oppure ad ascoltare buona musica napoletana in una taverna del centro storico. E ancora, sino alle prime luci del giorno ai tavolini di uno dei bar della piazzetta o sulla terrazza della Funicolare per chiudere la notte con un cappuccino freddo e un cornetto caldo.
I più facoltosi passano la loro vacanza ai bordi delle piscine e lasciano le suite solo per recarsi a cena nei ristoranti più tipici e à la page del centro come Villa Verde, La Capannina, I Faraglioni, Gemma e l'Aurora. Per i più audaci c'è sempre il lontanissimo e ricercatissimo ristorante, con tavoli sotto i limoni, di Paolino a Palazzo a Mare. Veri e propri templi della gastronomia isolana (con ravioli e torta tutto in stile caprese) dove non è facile farsi riservare un tavolo: poiché non si può lasciare l'isola senza esserci stati almeno una volta. Noblesse oblige...

LA VILLA DI AXEL MUNTHE
Casa-museo con vista mozzafiato

di Sara Oliviero

Un articolato edificio, ispirato a un gusto eclettico di forte accento romanticosimbolista. E' villa Axel Munthe, tipico esempio di casamuseo di fine Ottocento che, con la sua pregiata collezione d'arte, accoglie visitatori chiamati a raccolta dalla vicenda del medicoscrittore svedese che fece di Capri, o meglio di Anacapri, il suo buen retiro.
Fine conoscitore riunì opere d'epoca romana, etrusca ed egizia. Tra i pezzi più belli da ammirare un tavolo cosmatesco, un bustoritratto dell'Imperatore Tiberio, una testa di Medusa e l'enigmatica sfinge egizia che, solenne, domina il Golfo di Napoli dal belvedere del giardino, dove il panorama può anche riuscire a sospendere il respiro.
Sul versante nordorientale di Anacapri, la splendida villa oggi trasformata in museo e affidata alle cure di una Fondazione con sede a Stoccolma si erge all'interno di un rigoglioso parco irrigato da cinque delle sei cisterne che il proprietario volle includere nel progetto architettonico per ovviare all'implacabile siccità isolana.
Visitata da circa 200mila turisti ogni anno, la villa è una delle tappe obbligate per chi insegue i miti di Capri. Proprio come Axel Munthe che, nato in Svezia nel 1857, dopo essersi laureato molto giovane in medicina, seguendo i corsi di un pioniere della neurologia, il celebre Charcot, aprì presto studio a Parigi conquistando un gran numero di pazienti entusiasti del suo metodo. Medico personale degli esponenti dell'aristocrazia europea, fra gli altri la principessa Vittoria, futura regina di Svezia, era apprezzato per le sue qualità di acuto psicologo, e la tendenza a privilegiare più spesso ipnosi e musicoterapica che medicinali.
Professionista d'avanguardia, medicofilantropo, accorse a Napoli per prestare aiuto alle vittime dell'epidemia di colera che colpì la città nel 1884: un'opportunità che fu all'origine della scoperta del Golfo e, in particolare, dell'amore per l'isola di Capri, che si concretizzò nel 1887, quando lasciò Parigi ed elesse Anacapri a propria residenza, svolgendo qui la professione di medico condotto. Innamoratosi di alcune rovine romane nei pressi di una piccola cappella medievale dedicata a San Michele, la stessa nella quale accompagnerà al pianoforte i canti della regina Vittoria di Svezia, Axel Munthe pensò di costruire qui un'abitazione maestosa. Come lui stesso scrisse, la casa doveva "essere aperta al sole, al vento e alla voce del mare, come un tempio greco e luce, luce, luce ovunque". La magnifica Villa San Michele si presenta effettivamente come un omaggio agli splendori imperiali d'epoca romana che videro Capri residenza dell'imperatore Tiberio.
La bellezza e lo splendore della Villa San Michele sono passati alla stona non solo grazie alla mitica bellezza dell'atmosfera ma soprattutto per il successo e la diffusione di quel libro in cui Axel Munthe descrisse la propria vita e la sua passione per Capri. Tradotto in ben 45 lingue, il romanzo "La storia di San Michele" è un intramontabile bestseller che racconta le emozioni di un uomo dalla straordinaria sensibilità artistica e filantropica.