La villa di Curzio Malaparte, edificata nel 1940 sulla scogliera di Capri. Parlando della sua abitazione, lo scrittore disse una volta: “Non m’era mai avvenuto di mostrare quale io sono, come quando mi sono provato a costruire una casa”.

Non è soltanto la mondanità – che nella piazzetta celebra i suoi riti – e neanche, da sola, la seducente bellezza dei faraglioni, a richiamare i milioni di visitatori che ogni anno approdano a Capri.
È dai tempi di Tiberio imperatore (42 a.C. - 37 d.C), che qui si trasferì da Roma disponendo che venissero costruite ben 12 ville, ivi compresa la sede imperiale, che uomini famosi si stabilirono a Capri, facendo edificare case a loro gusto e misura. Fra le tante, quella del medico-scrittore Axel Munthe è oggetto di attenzione da parte degli estimatori. Ed è proprio qui, nell’abitazione del grande svedese, che comincia la storia della casa mito di Curzio Malaparte, ritenuta esempio unico del Razionalismo italiano.

È il 1936 quando Curzio Malaparte (vero nome Kurt Erich Suckert), in visita all’amico Axel Munthe, sente che Capri è la sua isola. Uno sperone roccioso tra Marina Piccola e i Faraglioni, Punta Massullo, è il luogo, in una posizione selvaggia e impervia, dove costruirà “la casa come me”.
Realizzare l’impresa non era, però, cosa facile, sia per l’asperità del luogo, sia, soprattutto, a causa del veto posto dal Comune. Malaparte, ormai inviso al regime, solo grazie al conte Galeazzo Ciano, rimastogli amico, ottenne l’agognato permesso di edificazione a Capo Fasullo. Per avere un aiuto tecnico, si rivolse all’architetto Adalberto Libera che firmò il progetto, mentre per i lavori in muratura si affidò a un capomastro isolano.

La casa, color rosso pompeiano, sembra un grosso animale lungo e stretto, appoggiato tra il verde della macchia mediterranea sulla punta finale dello sperone. Il sentiero per raggiungerla è tagliato nella roccia come un irriverente graffio, e segue un percorso a curve. Salendo, improvvisamente si apre in un largo piano inclinato, gradinato, semplicissimo, in muratura, senza balaustra o corrimano, che sembra perdersi nel cielo e invece finisce su un terrazzo: in sostanza, il tetto della casa.

L’edificio è costruito su tre livelli. Nel seminterrato ci sono i locali di servizio. Al pianoterra si trova quello che lo scrittore chiamava l’ostello, la zona riservata agli ospiti, con una curiosa stanza rivestita in legno, detta “della montagna”. In questa camera troneggia una stufa bellissima in ceramica recuperata in Austria, e si apre un’ampia finestra che mostra la rupe dall’altra parte del golfo. Le finestre giocano un ruolo primario; si potrebbe quasi dire che tutto è stato costruito attorno a questi vuoti nei muri e ai panorami che mostrano. In una lettera, lo scrittore definisce la sua casa “il mio ritratto di pietra” e il piano alto, in un certo senso, lo prova: qui tutto appare razionale, ma imprevedibile.

Gran parte dello spazio è destinato al soggiorno dominato dalle finestre. Quattro, enormi, tanto da giocare un ruolo contrario a quelle precedentemente descritte: le prime catturano il paesaggio esterno e lo limitano; queste lo allargano come in quattro affreschi. Entrando, è molto curioso il grande camino con la cappa a trullo, in muratura, divisa in tre parti. Uno dei settori, di fatto un’apertura verso l’esterno, consente la vista del paesaggio che appare tra i due fuochi accesi, creando degli effetti assolutamente inconsueti.

La Favorita, infine, è la stanza a due letti di Malaparte, con annesso un bagno in marmo cipollino in contrasto con lo stile globale della casa. Questo è quanto oggi si vede della proprietà. Di ciò che aveva portato Malaparte molto manca. Furti e vandalismi non l’hanno risparmiata. Quando morì, a Roma, ucciso dal cancro il 19 luglio 1957, reduce da un lungo soggiorno in Cina, Malaparte lasciò la casa di Capri al governo cinese, ma gli eredi impugnarono il testamento e, dopo 17 anni, vinsero la causa e ne vennero in possesso. Affidarono alla Fondazione Ronchi il compito di gestirla. Oggi, chiusa al pubblico, ospita convegni, mostre, attività culturali, viene affittata e usata come set cinematografico.