Capri è l'isola delle vanità. Ma anche dei silenzi che sanno essere irreali e dei paesaggi unici. Capri ha due anime. Una schiva e contemplativa, l'altra vivace e mondana. La prima è dei residenti. La seconda, truculenta, frivola ed estetizzante, è quella di tutti gli ulissidi che, attratti dal non mai spento canto delle sirene, convergono qui dai punti più remoti del globo, come scriveva nel 1926 Alberto Savinio (alias Andrea De Chirico, fratello del celebre pittore Giorgio).
È ancora così. Su questo scoglio roccioso sono approdati artisti e intellettuali, magnati e dive del cinema, amanti segreti e spregiudicati, ma anche tutta una folla di nuovi ricchi attratti dall'eco del bel mondo di una volta. La celebre piazzetta Umberto I e le vicine vie dello shopping griffato sono il simbolo della Capri mondana ed effimera, "l'isola caffè concerto, spettacolo continuato, notte e giorno", diceva il futurista Filippo Tommaso Marinetti. Palcoscenico e passerella per quanti amano le vacanze glamour e "l'essere visti' Questa Capri ha i suoi riti irrinunciabili. Si sveglia tardi al mattino, si veste spesso sopra le righe o con studiata noncuranza. "Poltrisce" in piazzetta, prende l'aperitivo al Quisisana o al bar dell'Hotel La Palma e, se va al mare, lo fa preferibilmente in barca, o sceglie il lido La Canzone del Mare a Marina Piccola. Alla sera calca il medesimo copione. Ciondola imbellettata tra la piazzetta e via Camerelle, cena non prima delle 22, da Aurora o da Paolino per citare due nomi, e poi tira tardi nei locali della notte. Alla taverna Anema e Core se è in vena di festa, al Panta rei se preferisce i toni languidi e il design raffinato di questo spazio hammam e lounge bar.
Ma c'è un'altra Capri, lontano dai clamori mondani. Un'isola fatta di sentieri e passeggiate che s'inerpicano in luoghi dal panorama mozzafiato: Villa Jovis col salto di Tiberio da una parte, Punta Cannone con il belvedere del pittore dall'altra, e ancora via Tragara con il suo sguardo sui Faraglioni, la silenziosa e immobile Certosa di San Giacomo, la via Krupp che si tuffa a mare. È la Capri che ispirò il musicista Claude Debussy, che stregò poeti e scrittori, da Pablo Neruda a Curzio Malaparte che non a caso scelse per la propria casa un luogo impervio, lontano da tutto e tutti. Una Capri più sofisticata e snob, che guarda dall'alto il gran vociare della piazzetta, vive nelle ville lussuose e preferisce i lidi dei Faraglioni e la magia del ristorante Le Grottelle all'Arco Naturale. Per goderla appieno conviene venirci in primavera, quando l'aria è ebbra di profumi, il sole non è ancora cocente e si può camminare per ore seguendo l'eco del passato. Fino a giungere magari ad Anacapri, isola nell'isola. Ma questo è un altro luogo, un'altra storia.

Anacapri, l'altra metà dell'isola
Da villaggio contadino a mela turistica. Sempre all'insegna della discrezione, avvolta da una bellezza selvaggia.

L'altra Capri, più tranquilla che mondana, è quella che si sviluppa attorno ad Anacapri, secondo centro dell'isola, schivo quasi per natura. La distanza dagli approdi e l'altezza (275 metri s.l.m.) ne determinarono intatti da sempre la vocazione all'agricoltura e alla pastorizia. Oggi la zona attorno ad Anacapri, nel versante occidentale dell'isola su un altopiano che culmina con il monte Solaro (si può raggiungere la cima con una seggiovia), anche se trasformata in località di villeggiatura mantiene un fascino discreto. Qui si trovano la bellissima villa San Michele appartenuta al medico e scrittore svedese Axel Munthe, con un giardino pieno di statue e il panorama sul versante settentrionale dell'isola; i resti della villa imperiale di Damecuta; i punti panoramici della Migliera e del Faro di Punta Carena, ai cui piedi si sviluppa anche una delle spiagge più belle e selvagge dell'isola, il Lido del Faro; e anche la famosa Crolla Azzurra. Per scoprire l'altra metà dell'isola a piedi si può scegliere tra una delle tante passeggiate storiconaturalistiche come il Sentiero dei Fortini, che collega in un unico percorso alcuni vecchi tracciati usati da contadini e cacciatori con i resti delle vecchie fortificazioni anglofrancesi costruite a inizio Ottocento.

Gita al faro
Si trova a Punta Carena, estrema punta a ovest dell'isola, il secondo faro più importante d'Italia per potenza. Attivato nel 1876, il faro è ora in fase di restauro conservativo (a lato: come è adesso e il disegno del progetto). L'intervento, curato dall'architetto napoletano Gianluca Marangi, prevede il ripristino della facciata con particolare cura dei colori e materiali originali e la ristrutturazione del piazzale sottostante, da cui si gode di una splendida vista a 360° sull'intero Golfo.