Al principio fu Tiberio. Correva l'anno 27 dopo Cristo quando l'imperatore romano decise di spostarsi definitivamente a Capri e farvi costruire abitazioni straordinarie per fasto e bellezza. Era un sogno o un delirio di onnipotenza? Dodici ville, ognuna intitolata a una divinità, la più grande a Giove, dove si racconta l'imperatore si lasciò andare al vizio. La dolcezza dell'isola aveva liberato i suoi istinti più inconfessabili: malvagità e lussuria che, secondo lo storico romano Svetonio, «si osa a malapena descrivere». Dicono che forse furono menzogne create ad arte dai detrattori. Impossibile sapere la verità.
Del resto, non importa, a volte, discernere il vero dal falso. La Capri di Tiberio divenne semplicemente mito. «Il mito di chi vuole costruirsi la villa perfetta cresce a fine Ottocento» raccontano Riccardo Esposito e Ausilia Veneruso, custodi delle memorie di Capri nella loro libreria La Conchiglia, «quando molti viaggiatori sbarcano qui, inseguendo l'ideale romantico secondo cui l'isola è una specie di paradiso, un portale verso il mondo antico. C'è un nostro libro che lo spiega bene». Le case raccontano. Storie e passioni nelle dimore del mito a Capri di Tito Fiorani (La Conchiglia, pp. 540, euro 37) spinge infatti a seguire un percorso, non solo ideale.

Basta inoltrarsi fino all'estrema punta orientale dell'isola, fra le strette vie pedonali, investiti dall'odore di limoni e aranci. Lì era la villa di Giove, Villa Jovis. Scendendo dalle rovine, lungo un sentiero risistemato da poco, la Costa amalfitana sembra vicinissima. Il muro bianco scrostato che compare al termine della discesa protegge la villa che un intellettuale eccentrico volle dedicare alla Jeunesse d'amour. Lui era il conte Fersen e Lysis fu il nome che diede alla casa, come Liside, il ragazzo cui è intitolato un magnifico dialogo platonico in cui Socrate, in una palestra piena di bei giovani innamorati e gelosi, cerca di capire cosa siano davvero l'amicizia e l'amore. Oggi, Villa Lysis racconta ancora il delirio che fu. Ma la statua di Nino Cesarini, il ragazzo romano che Fersen portò con sé perché posasse nudo per fotografi e artisti e fosse suo compagno di vita, non c'è più. «Non si sa chi abbia portato via tutto quel che era nel giardino» racconta il custode Mario Salvia, 73 anni. Spazza con cura il balcone seguito dal suo carie Rambo e invita a visitare la villa. «Il Comune non se ne occupa, ma è bellissima». Stucchi dorati, colonne, capitelli corinzi, scale maestose che scendono verso la fumeria d'oppio. Non scrisse che pochi versi, qui, il conte Fersen, rapito dall'indecente bellezza dell'isola e da una progressiva caduta da cui nessuna disintossicazione riuscì a liberarlo.

Sull'altro versante dell'isola, negli stessi anni, correvano fantasie di seguo opposto. Medico e scrittore svedese, Axel Munthe aveva realizzato il suo sogno di luce poco sopra la Scala Fenicia, per anni unico collegamento fra Capri e Anacapri. Sospesa sul mare, «aperta al sole, al vento e alla voce del mare», come scrisse nel libro dedicato alla sua dimora, Villa San Michele oggi è una delle mète del turismo che assalta Capri dalla mattina alla sera. Munthe vi ospitò personaggi di ogni genere: Oscar Wilde, Henry James, Rainer Maria Rilke, oltre alla nobiltà di tutta Europa. Lui però dovette abbandonarla presto. La luce abbagliante disturbava la sua vista fragile e dovette cercare una residenza più adatta. Esattamente a metà strada fra Fersen e Munthe sta invece il sogno realizzato delle signorine Wolcott Perry, due ricche americane che cercavano un posto dove amarsi fino alla fine. Trovarono un terreno poco sopra Marina Grande e Villa Torricella fu pronta nel 1902. Decorazioni arabeggianti, torri, finestre bifore, motivi gotici e rinascimentali, la villa colpisce ancora chiunque sbarchi a Capri.

Sull'isola prendevano dimora esuli russi, come Gorkij e Lenin (a Villa Behring, poco lontano dalla piazzetta), ad Anacapri dettava legge un medico americano sudista e schiavista che detestava Munthe (la sua Casa Rossa è da poco aperta al pubblico), la Villa Pompeiana splendeva già in via Camerelle, e Friedrich Albert Krupp, ricchissimo industriale dell'acciaio, costruiva la celebre scala su Marina Piccola (appena restaurata). Krupp dovette abbandonare Capri per le dicerie sulla sua omosessualità, ma fu un episodio unico in un'isola tanto aperta e tollerante. Norman Douglas, dedito all'ideale greco dell'educazione dei fanciulli, visse tranquillamente, di casa in casa, e lo si vede ancora ritratto in foto celebri mentre chiacchiera sotto la pergola della taverna Le Grottelle con Curzio Malaparte. Fu lo scrittore italiano l'ultimo a lasciare un segno che è impossibile ignorare. La sua villa la chiamò «Casa come me», visto che «come me» per Malaparte era tutto ciò che reputava perfetto. A picco sul mare, rossa, essenziale, fu progettata da Ada!belto Libera, che però non la firmò mai, forse perché Malaparte volle cambiarne il progetto iniziale. Un uomo difficile, Malaparte.

Tutt'altra cosa fu invece Graham Greene. Il sogno romantico di una villa perfetta non faceva per un inglese come lui. Si rifugiò in una piccola casa di Anacapri: Il Rosaio. Non voleva nessun panorama che lo distraesse dalla scrittura, non a caso qui era capace di produrre in un mese quel che altrove faceva in cinque. Forse lo stesso fu per la Yourcenai; di cui nessuno seppe nulla, se non anni e anni dopo, da una bolletta telefonica. Non inseguivano sogni, loro, ma soltanto l'abnegazione del lavoro. Vladimiro Belvedere, 55 anni, muratore e pittore, Greene lo conobbe da bambino e se lo ricorda bene. «Discreto e gentile. Dimostrava quel che i veri grandi sanno. Ossia che devono seminare. Noi siamo qui a raccogliere. E possiamo farlo solo, se per pensare ai grandi, non ci dimentichiamo di noi». Un sorriso veloce e via al lavoro sul muro del Rosaio.

Villa San Michele
In un viaggio giovanile. il medico e scrittore svedese Axel Munthe aveva trovato il suo «luogo dell'anima» in un appezzamento di terra con i ruderi di una cappella dedicata a San Michele. Per i lavori che più tardi riuscì a avviare, Munthe comprò l'intera montagna.

Il Rosaio di Green
Lo scrittore inglese Graham Greene comprò una piccola villa di Anacapri, il Rosaio, dove spesso soggiornò fra il 1949 e il 1980. Evitava a mondanità, scriveva a matita, brindava sotto la pergola con il suo migliore amico, un oste anacaprese.

Via Krupp
Magnate dell'acciaio tra i più ricchi d'Europa, Friedrich Krupp non possedette mai una villa a Capri. L'unica dimora che comprò era una grotta, la Grotta di San Felice, all'altezza del sesto tornante della strada che fece costruire. collegando Capri e Marina Piccola. Curve tagliate nella pietra, cento metri a strapiombo sul mare.

Villa Pompeiana
Classicheggiante e dominata dal tipico rosso, fu costruita su Via Camerelle nel 1879. Negli anni 30, vi soggiornò la scrittrice Sibilla Aleramo.

La Torricella
Aperta sul porto di Marina Grande, ospitò l'amore delle «sorelle» WolcottPerry. In un boschetto di cipressi, le donne fecero costruire un tempietto classico dedicato a vesta su suggerimento del loro amico, il conte Fersen.

Villa Lisys
Il conte Jacques Fersen la fece costruire nel 1905, lontano dai luoghi più frequentati. Alloro e mirto in onore di Venere nel giardino. Per il palazzo, mattoni portati a spalla esclusivamente da donne.

Villa di Tiberio
La principale, fra le ville fatte costruire dall'imperatore, occupava settemila metri quadrati in terrazzamenti che ospitavano la residenza privata, le terme e il quartiere di rappresentanza. Attorno, ninfei e giardini.

Casa Yourcenar
Dopo un lungo viaggio in Grecia. nel 1938 Marguerite Yourcenar affittò «La Casarella» invia Matermania. Un ampio terrazzo e una vista meravigliosa. Qui cominciò a scrivere il romanzo Colpo di grazia.

Casa Malaparte
Su Punta Massullo, a picco sul mare, a «Casa come me» Curzio Malaparte scrisse parte del suo capolavoro La Pelle, La villa è nell'immaginario collettivo per le celebri immagini di Brigitte Bardot nel Disprezzo di JeanLuc Godard.